LA CORRETTA DISINFORMAZIONE 2.0 ED I PIFFERAI MAGICI – Arch. Mario Vincenzo Monardo

Come ho sempre fatto e sempre farò non posso far altro che continuare a condividere ciò che scrive l’Arch. Mario Monardo che fa parte, come il sottoscritto, della categoria dei “CANI SCIOLTI NONCHE’ RANDAGI” come qualcuno ci ha definito ultimamente, ma si sa che quando racconti la “VERITA'” alla fine stai sulle “palle” a tanta gente.

Premesso che il sottoscritto, dato che il sottostante articolo fa riferimento anche a quei professionisti che sostengono che attualmente, per individuare le cause all’origine dei fenomeni infiltrativi che caratterizzano le varie coperture di tipo piano non esiste altro che la termografia, in ormai in 54 anni che opera nel settore impermeabilizzativo non ha mai utilizzato la termografia, a questo punto chiedo ai suddetti professori/professionisti come posso aver risolto nella mia carriera professionale migliaia di problematiche infiltrative anche quando la termografia era solo nell’immaginario di chi l’ha “inventata”? Ci vuole in questi casi soprattutto tanta esperienza e tanta conoscenza perchè quando si tratta di problematiche infiltrative che caratterizzano coperture di tipo piano alla fine la termografia non serve a un “bel tubo” se non quella di fare tanta scena e tanto “guadagno” per chi la fa.

Abstract

 “Mala tempora currunt …sed peiora parantur” ovvero “Corrono brutti tempi… ma se ne preparano di peggiori”. Questa famosa citazione latina che sembra non conoscere lo scorrere del tempo fu pronunciata più di duemila anni fa da Marco Tullio Cicerone, letterato, filosofo nonché grande oratore e politico romano in un discorso che fece al Senato di Roma, presagendo la fine della Repubblica.

Questa espressione viene utilizzata in diversi contesti, soprattutto quando si vuole sottolineare il fatto che il tempo che si sta vivendo è particolarmente brutto, triste e difficoltoso. Insomma, un periodo buio proprio come quello che da anni vive il comparto delle impermeabilizzazioni.

Ormai numerosissimi progettisti, committenti ed applicatori prediligono avvalersi di internet e della rete per reperire qualsiasi tipo di informazione tecnica senza nemmeno verificarne con cura la provenienza e soprattutto l’attendibilità. Non c’è dubbio che il web e i social media hanno ampliato la platea del mondo dell’informazione offrendo un ventaglio di notizie sempre più ampio ma allo stesso tempo si rilevano meno controlli sulla qualità e sulla veridicità delle informazioni che viaggiano sulla rete. Ed è proprio in questo particolare contesto che prolifera un pericoloso fenomeno degenerativo per il quale già da alcuni anni ho coniato il termine di “corretta disinformazione”.

Già in un articolo del 2019 dal titolo “I falsi profeti. Garanzia e vita utile dei sistemi poliuretanici roofing” denunciavo il pericolo in cui incorrono tutti coloro che utilizzando la rete ed i social media come unica fonte di acquisizione di informazioni tecniche credono alle fandonie raccontate da aziende e agenti di commercio sulla durabilità dei sistemi elastomerici per coperture.

Possiamo definire la “corretta disinformazione” come quell’insieme di notizie e informazioni fornite in modo distorto dalle aziende sui sistemi impermeabilizzanti attraverso la pubblicità, le schede tecniche, i seminari o corsi tecnici oppure i webinar che vengono svolti sulle diverse piattaforme social. Lo scopo è presentare ed illustrare solo alcuni aspetti tecnici celandone spesso con abilità le reali caratteristiche ed evitare che si possa comprendere chiaramente che quei sistemi o prodotti tanto pubblicizzati non sono poi così performanti come vogliono far credere!

La conseguenza di questa “corretta disinformazione” è dimostrata, anzi, certificata, dall’aumento esponenziale dei contenziosi legali che rappresentano una notevole zavorra burocratica ed economica per il nostro Paese oltre che per i “poveri danneggiati”.

La “corretta disinformazione 2.0”

Negli ultimi anni, il fenomeno della “corretta disinformazione” ha subito una nuova evoluzione ancora più subdola e pericolosa. Questa variante degenerativa che possiamo denominare “corretta disinformazione 2.0” non riguarda più i sistemi impermeabilizzanti e le relative informazioni tecniche bensì le figure professionali quali gli architetti, gli ingegneri ed i geometri. Sembra quasi ci sia una volontà ben precisa nel voler sminuire le loro competenze e l’ambito lavorativo.

Per descrivere correttamente e in poche parole questo nuovo fenomeno basta citare un breve stralcio di un’intervista rilasciata da Umberto Eco nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media”: …”I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”…. Mai citazione fu più corretta per descrivere le dinamiche del variegato mondo dei social media!

Le critiche e gli attacchi più violenti ai professionisti arrivano soprattutto da diverse pagine social dove non poche persone, prive di uno specifico titolo di studio professionale (laurea) oltre che di qualsiasi abilitazione allo svolgimento della professione, vantano e decantano in ambito impermeabilizzativo e non solo, elevate conoscenze tecniche al punto di autodefinirsi esperti più dei veri professionisti. Veri e propri agguati, a volte preorganizzati, vengono portati nei riguardi dei tecnici con l’intento di sminuire la loro immagine e competenza professionale. Gli attacchi, sono condotti da muratori, carpentieri, idraulici o pseudo inventori/ricercatori/scienziati che millantano competenze tecniche ed esperienze lavorative pluriennali nonostante siano privi di qualsiasi percorso di studi specifico, titolo professionale, abilitazione all’esercizio della professione.

Si tratta di personaggi che parlano di sistemi impermeabilizzanti senza conoscere pienamente il settore e senza avere specifica esperienza. Persone che non hanno mai conseguito uno specifico titolo di studi, non hanno mai svolto la libera professione, mai gestito o diretto in prima persona dei cantieri in qualità di progettisti o responsabili ma nonostante ciò ritengono di avere competenze e conoscenze superiori a quelle di veri tecnici.

I “pifferai magici”

Chi non ricorda la favola del Pifferaio di Hamelin nota anche come la favola del Pifferaio magico.

Ebbene, sui social assistiamo al quotidiano proliferare di pseudo tecnici, esperti, ricercatori e studiosi vari che ogni giorno raccontano una serie di belle favole sulle diverse problematiche dell’edilizia e soprattutto sui sistemi impermeabili. Non si contano più le fesserie che questi “pifferai magici” del terzo millennio scrivono millantando esperienze ultradecennali e competenze varie riuscendo a fare proseliti ed incantando una vasta platea costituita purtroppo anche da tecnici laureati ed abilitati.

Una delle ultime favole che vengono raccontate è relativa alla necessità di avvalersi delle indagini termografiche per il rilevamento dei fenomeni infiltrativi sulle coperture piane. Pertanto, per individuare i punti di infiltrazione su una copertura occorre ricorrere obbligatoriamente all’uso della termografia!

E se un tecnico non si avvale dell’uso della termografia cosa accade?

Nulla, assolutamente nulla!

Basti pensare ai tanti tecnici che nei decenni addietro fino ad oggi si sono occupati di problematiche infiltrative senza avvalersi dell’ausilio dell’indagine termografica!

Purtroppo, un aspetto preoccupante è che molto spesso i tecnici specializzati nella esecuzione di indagini termografiche non sono tecnici particolarmente preparati in ambito impermeabilizzativo, anzi, spesso sono profondamente ignoranti in materia e non di rado ci si imbatte in diagnosi termografiche completamente errate con tutti i rischi conseguenti.

I veri esperti nel comparto delle impermeabilizzazioni

Purtroppo, i “pifferai magici” nutrono lo spasmodico desiderio di ergersi anche ad esperti e fini conoscitori dei sistemi impermeabilizzanti. Con abile astuzia provano ad emergere e a costruirsi una reputazione professionale senza avere mai operato realmente in tale settore, non avendo mai condotto studi che hanno a che vedere con l’edilizia e soprattutto non avendo mai lavorato come progettisti e/o veri tecnici specializzati.

Il fatto di presentarsi addirittura come docenti in corsi e webinar rappresenta una sorta di escamotage, una scorciatoia professionale attuata con estrema abilità che non sfugge però a numerosi tecnici e ciò non depone nemmeno a favore degli organizzatori dei corsi/webinar.

D’altronde sui social è più semplice mentire, camuffare la propria immagine, pubblicare contenuti che proiettino un’immagine di sé poco corrispondente a quella reale. Insomma, certi “pifferai magici” attraverso una abile strategia di comunicazione si mostrano diversi da ciò che sono veramente. La cosa più sconcertante è vederli trattare di impermeabilizzazioni senza avere una vera e reale preparazione in quell’ambito.

Ormai il messaggio che si evince attraverso i social è ben chiaro. Non è necessario essere un vero tecnico per poter trattare di impermeabilizzazioni. Non è più sufficiente aver conseguito una laurea con competenze nei settori dell’architettura e dell’edilizia, una abilitazione all’esercizio della professione e dimostrare, non vantare o millantare, valide esperienze professionali perché un muratore, un idraulico oppure un venditore attraverso una pagina social hanno lo stesso diritto di parola di un vero progettista se non di più…..

Ha ragione Marco Paolini, noto attore teatrale e regista…“Internet è il posto dove qualunque mona scrive per l’universo”.

Allora sorge il problema di come scegliere un vero tecnico specializzato in ambito impermeabilizzativo e di come riuscire a discriminare ciò che viene scritto da quello che viene spacciato per vero. Come possiamo scegliere un tecnico che sia in grado di studiare, analizzare e progettare un corretto sistema impermeabile?

Ad oggi non esiste una figura professionale specifica per questo ambito. Vi sono gli Ordini professionali (architetti, ingegneri e geometri), sconosciuti a molti “pifferai magici” che certificano che i loro iscritti sono abilitati a firmare un progetto ed a prendersi le responsabilità di quanto dicono e firmano. Occorre però precisare che nonostante non siano ad oggi certificate specifiche figure professionali in ambito impermeabilizzativo gli architetti e gli ingegneri rappresentano le figure professionali in grado di conoscere le opere di architettura nei loro aspetti tecnologici e formali, compositivi, strutturali e costruttivi. Per tale ragione possiamo definirli “veri patologi” della costruzione e, al contrario di venditori, muratori e idraulici, possono operare anche nel settore delle impermeabilizzazioni.

Oltre agli Albi professionali vi è il Ruolo dei Periti e degli Esperti. Si tratta di un elenco tenuto presso le Camere di Commercio di ogni provincia. L’iscrizione nel Ruolo dei Periti e degli Esperti (categoria XIII – sub 17 -Asfalti, catrame, bitumi ed isolanti) è disposta dalla Camera di Commercio, sulla valutazione che l’ufficio effettuerà in base al curriculum presentato dall’interessato e comprovato da adeguata documentazione. L’attività di perito ed esperto consiste nell’assistenza tecnica per attività o settori per i quali sia richiesta una competenza specifica. Sono escluse tutte quelle attività professionali per le quali esistono Albi regolati da apposite disposizioni. L’elenco ha funzioni di pubblicità conoscitiva, cioè di fare conoscere le persone ritenute idonee ad effettuare perizie in determinate categorie merceologiche senza attribuire alcuna qualificazione esclusiva. Gli iscritti nel Ruolo Periti ed esperti ogni quattro anni sono soggetti alla revisione ai sensi dell’art. 6 del D.M. 21/12/79.

Esistono anche delle associazioni di categoria che da anni operano per formare tecnici, progettisti e soprattutto personale qualificato per la posa in opera dei diversi sistemi impermeabili. Le associazioni sono:

  • IGLAE (emanazione di ANCE e Confindustria);
  • ASSIMP ITALIA (Associazione delle imprese di impermeabilizzazione italiane);
  • IMPERBENE (Associazione per lo sviluppo del settore delle impermeabilizzazioni).

Ad oggi questi sono gli unici punti di riferimento che si hanno realmente nel comparto delle impermeabilizzazioni. Queste associazioni operano nel settore e comprendono nei loro elenchi tecnici ed imprese che da anni trattano le problematiche dei sistemi impermeabilizzanti. Tra i principali progetti che vengono portati avanti dalle associazioni vi sono quelli inerenti alla formazione degli operatori di cantiere (certificazione UNI 11333) e soprattutto quello relativo alla creazione di un Albo dei progettisti dei sistemi impermeabili. Quest’ultimo progetto, una volta attuato, permetterà di individuare in modo chiaro e inequivocabile dei veri tecnici specializzati evitando così di affidarsi a figure non di settore e prive di quella necessaria esperienza di settore.

Conclusioni

Se oggi il comparto delle impermeabilizzazioni è frequentato da numerosi mistificatori e “pifferai magici” le responsabilità sono molteplici in quanto non esiste un unico colpevole. Neppure internet, pur essendo lo strumento che meglio si presta a veicolare la disinformazione e quello sul quale è più facile scaricare le colpe, è l’unico responsabile dell’uso distorto che ne viene fatto. C’è anche da dire che la rete rappresenta un valido strumento per veicolare denunce, smascherare falsità, permettendo di risalire direttamente alle fonti. Per tali ragioni internet risulta anche fondamentale nel contrasto alla “corretta disinformazione”, la quale non è nata con la rete ma dalla rete è stata disvelata.

Internet ci permette di accedere a molte più informazioni ma purtroppo il sistema mediatico non ci tutela dalle bufale ed in particolare dai fenomeni di “corretta disinformazione”.

Come uscire allora da tale situazione?

Purtroppo per difendersi dalla disinformazione non si potrà mai attuare un’azione collettiva ma una azione individuale ossia un percorso che ogni progettista dovrà affrontare da solo con una presa di coscienza propedeutica volta ad un maggior controllo e verifica delle informazioni che girano sulla rete ed in particolare su specifiche pagine e/o social media.

L’obiettivo di ciascuno dovrà essere quello di migliorare l’habitat informativo per contrastare quotidianamente la “corretta disinformazione” in tutte le sue forme a vantaggio di tutti gli altri tecnici.

Da un punto di vista simbolico, i “pifferai magici” rappresentano le numerose offerte che internet ed i social media, anche in modo subdolo ed ingannevole, ci pongono dinanzi. I bambini, invece, rappresentano tutti coloro che non sanno ragionare e/o non hanno voglia di sforzarsi a ragionare accettando passivamente qualsiasi messaggio arrivi loro senza attuare alcuna valutazione per capire se ciò che viene loro raccontato può essere vero o falso. Questa cecità mentale, rischia di far cadere nelle trappole, coloro che si lasciano conquistare dalle suadenti melodie musicali, da ciò che sembra ma non è, da tutto quello che promette ma non mantiene.

Il consiglio è quello di non prendere per oro colato ciò che viene raccontato dai “pifferai magici”, molti dei quali non sono nemmeno veri tecnici ma vantano e millantano esperienze pluriennali e competenze tecniche acquisite probabilmente su Wikipedia oppure sul Manuale delle Giovani Marmotte.

Purtroppo, le fiabe, ancora oggi insegnano grandi leggi e saggezze a coloro che sono al mondo!

Un sentito ringraziamento all’Arch. Monardo per la sua sempre auspicabile collaborazione.

MM/mp

PER LA SERIE LA SICUREZZA INNANZITUTTO

Indiscutibilmente tutti questi BONUS oltre a generare un aumento vertiginoso del prezzo di tutti i materiali, compreso quelli dei ponteggi ha generato anche una carenza cronica di questi ultimi e soprattutto di quelli a norma.

Bene, dato che la genialità umana è sempre più che attiva, guardate cosa si sono inventati in questo specifico caso per continuare a ripristinare la facciata di questo edificio.

Secondo Voi c’è o non c’è un progettista della sicurezza nonché coordinatore in fase esecutiva? Nonché un soggetto preposto a questi controlli da parte degli organi competenti. Se una cosa così fosse accaduta dalle mie parti, magari anche dalle vostre parti, il giorno dopo indiscutibilmente come minimo ci saremmo trovati agli arresti domiciliari. 😂🤣😂🤣😂🤣😂

Purtroppo questa è una delle molteplici anomale realtà che caratterizza il settore dell’edilizia.

MP

C’ERA UNA VOLTA QUANDO CHI SAPEVA PROGETTARE CURAVA ANCHE IL MINIMO DETTAGLIO

In questo caso sto parlando di un fabbricato costruito forse nel periodo tra il 1950 e il 1960 e di un terrazzo/balconata arretrata.

Terrazzo/ balconata impermeabilizzata allora con un sistema impermeabile di tipo tradizionale ovvero feltri di vetri e spalmate di bitume dove il progettista considerato che aveva previsto la sussistenza di diverse fioriere aveva previsto di inserire anche un lamina di alluminio come elemento antiradice.

Il terrazzo/balconata è attualmente interessato da un intervento di ripristino generale non per problemi di tenuta idrica del sistema impermeabile ma per sostituire la pavimentazione che oltre ad essere degradata era stata interessata dalla sovrapposizione di altri diversi tipi di pavimentazione.

La facciata arretrata è interessata da un rivestimento in lastre di travertino

Bene il progettista di allora consapevole della più che probabile mancanza di tenuta idrica di questo tipo di rivestimento di facciata indovinate un po’ cosa si è letteralmente si è inventato alla sua base e a livello impermeabilizzativo? Io quando l’ho visto sono rimasto letteralmente esterrefatto mai visto in 54 anni di attività in questo settore un simile dettaglio e non ho potuto far altro che inchinarmi a così tanta dovizia di particolari.

Il progettista dopo aver fatto realizzare i risvolti verticali del sistema impermeabile al di sotto dell’intonaco di facciata, prima di installare il rivestimento in lastre di travertino ha fatto predisporre a livello della partizione piana una lattoneria a “L”, in lastra di rame, risvoltante per 15 cm a ridosso del suddetto intonaco in modo tale che quelle acque di stravento che, per qualsiasi ragione, fossero riuscite a filtrare dietro di questo alla fine sarebbero state raccolte dalla suddetta lattoneria e conseguentemente “scaricate” direttamente sulla partizione piana del sottostante sistema impermeabile. La partizione piana della suddetta lattoneria aveva inoltre un’altra funzione che era quella di annullare, qualora il suddetto rivestimento avesse dovuto avere problemi di leggero distacco dall’intonaco sottostante, gli effetti di punzonamento meccanico direttamente sul sistema impermeabile sottostante con conseguente perforazione e/o lacerazione dello stesso.

Genialità questa o consapevolezza da parte del progettista di allora di quello che stava progettando? Io ritengo che sia stata indubbiamente consapevolezza, data sicuramente da una più che datata esperienza sul campo ma anche da quello che qualcuno, con le “palle” ti aveva insegnato all’università di allora, cosa che con il passare del tempo, considerato i progetti e i problemi che mi vengono sottoposti su quanto è stato costruito negli ultimi 30 anni, si è dissolta direttamente nell’aria, in questo specifico caso, “fritta”.

Agli esimi progettisti che leggeranno questo articolo e che pensano di progettare solo fabbricati architettonicamente avveniristici un consiglio “prima viene la funzionalità poi a questa si adatta l’aspetto architettonico”. In caso contrario il contezioso legale a livello edile e soprattutto riguardante le più recenti costruzioni, che oramai sta dilagando, assumerà sempre di più l’aspetto di una vera e propria pandemia.

Chapeau ai veri progettisti di una volta di cui ho tanta invidia e un ricordo ben ancora presente nella mia mente.

Auguri a quelli attuali e soprattutto che, in futuro, possano prendere esempio da loro, in modo tale da porre almeno progressivamente fine alle infinite problematiche infiltrative che caratterizzano i fabbricati progettati e costruiti nell’ultimo trentennio.

MP

BOCCHETTONI IN LASTRA DI PIOMBO SFATIAMO PER L’ENNESIMA VOLTA LA SOLITA “LEGGENDA METROPOLITANA”

Non passa giorno che qualcuno, soprattutto gli applicatori, abbia da ridire sulla metodologia con cui faccio preventivamente preparare le ciabatte di raccordo dei bocchettoni in lastra di piombo. La maggior parte di chi obbietta sostiene che il preventivo preriscaldamento e il successivo riporto di compound bituminoso caldo ricavato da spezzoni di bitume ossidato in sacchi, comporti l’inevitabile dissaldatura delle saldature a stagno o se non addirittura lo scioglimento del piombo stesso. Per sfatare una volta per tutte questa “leggenda metropolitana” guardatevi questo video che dimostra tutto il contrario.

https://www.youtube.com/shorts/HogR1OedYhU

MP

QUESTA PURTROPPO E’ UNA DELLE TANTE REALTA’ DI OGGI

Sistema impermeabile realizzato con doppio strato di membrana bituminosa appena ultimato da un posatore che si è spacciato avere un’esperienza trentacinquennale da applicatore e di essere pure uno che fa scuola di applicazione per un produttore.

Qualcuno insospettitosi per questa affermazione a voluto controllare partendo dalle sovrapposizioni di sormonto ed ecco il risultato.

A parte il fatto di aver utilizzato “LE STANTE MEMBRANE DI TIPO GROFFATO” di cui ho scritto ben tre articoli senza che nessuno sollevasse, soprattutto i produttori, alcuna eccezione a quanto avevo scritto, la cosa spettacolare è la perfetta saldatura delle sovrapposizioni di sormonto 😂🤣😂🤣😂 in corrispondenza delle quali “L’INSEGNATE” si era persino preoccupato di sigillarle con il cazzuolino caldo 😱😱😱😱😱.

Se le sovrapposizioni di sormonto sono state saldate in questo modo figuriamoci il resto.

Oramai non ho più lacrime pertanto mi devo accontentare di fare piangere un’emoji 😭😭😭😭😭😭😭

MP

SEMPRE PER LA SERIE “HO VISTO COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE NEANCHE IMMAGINARE” – NUOVO SISTEMA DI SCARICO PER BALCONATE

Fabbricato di recentissima costruzione con balconate confinate perimetralmente dai “meravigliosi” parapetti in cristallo attualmente tanto in auge e che piacciono un “casino” agli Architetti ma che però nella maggior parte dei casi alla fine sono fonte di problematiche infiltrative. Comunque questo non è l’argomento di questo articolo anche perché su questo ci sarebbe da scrivere un “poema”. L’argomento di questo articolo è invece che alla fine, in fatto di “stronzate” realizzative nonché progettuali, c’è sempre da imparare e/o scoprire.

Premesso che in fase di costruzione i nostri geni hanno pensato bene di impermeabilizzare le balcone con una membrana bituminosa facendola risvoltare sulla loro partizione frontale, poi visto che per il risparmio energetico oramai si “cappotta” tutto e di più, come se la “cappottatura” di un edificio dovesse assumere la stessa funzionalità di un “condom” dove però, in questo caso, il problema non è quello di evitare di fecondare una “del sesso opposto” ma quello di evitare anche la benché minima dispersione termica, dopo aver montato il nostro “meraviglioso” parapetto ovviamente sul suddetto sistema impermeabile hanno “cappottato” anche la suddetta partizione frontale.

Indovinate un po’ cosa è successo appena la pioggia è arrivata ad interessare le suddette balconate? Le sue acque di scolo si sono riversate in parte sulla loro partizione frontale dietro la “cappottatura” con tutti i danni che ne sono conseguiti.

A questo punto vi chiedere come i suddetti “geni” hanno pensato di risolvere il problema. Dato che la suddetta membrana bituminosa era stata più che probabilmente posata in piano, per convogliare le loro acque agli imbocchi dei vari sistemi di smaltimento hanno realizzato sulla stessa un massetto cementizio pendenziato, a questo punto hanno deciso di applicare sulla stessa una bella “spalmatura” di uno dei tanti “SANTI” liquidi di tipo bituminoso, che alla fine come potete ben immaginare, non ha risolto alcunché.

I nostri “geni”, a questo punto, non si fanno prendere sicuramente dalla disperazione ma si inventano una nuova soluzione per loro sicuramente risolutiva che è quella di applicare un’ulteriore membrana direttamente sul suddetto massetto cementizio pendenziato andandola a saldare, sia sulla “facciata” interna del profilo di base e di ancoraggio e sostentamento del parapetto di cristallo, sia sulla partizione frontale delle soglie porte finestre e ovviamente non risvoltandola alla base delle murature di facciata poiché interessate dal rivestimento a cappotto.

Ma secondo voi le acque di stravento che occasionalmente andranno ad interessare l’estradosso delle soglie porte finestre e quella che raggiungeranno la guida delle tapparelle, dove andranno in parte a finire?

A prescindere da quanto sopra quella raffigurata qui di seguito è la modalità con cui è stato realizzato il sistema di smaltimento delle acque prima dell’ applicazione della successiva membrana bituminosa.

Questa è invece la modalità con cui hanno raccordato la suddetta membrana bituminosa all’imbocco dei suddetti sistemi di scarico e di cui i suddetti “geni” sostengono che garantisce la perfetta tenuta idrica nel tempo.

Poi i suddetti geni non paghi della loro genialità hanno pensato bene anziché continuare ad utilizzare la membrana bituminosa per ripristinare la tenuta idrica delle varie balconate sono passati anche all’utilizzo, meraviglia delle meraviglie, di uno dei soliti “Santi” spalmabili, rullabili, in questo caso pennellabile, ovviamente risvoltandolo “allammioccuggino”, sia sul frontale delle soglie porte finestre, sia sul pannello coibente del rivestimento a cappotto retrostante il rivestimento architettonico di facciata

A questo punto quelli che di voi, che ne capiscono di sistemi impermeabili e a prescindere dalle altre “stronzate” realizzative che, a livello impermeabilizzativo, caratterizzano la realizzazione di queste balconate, si chiederanno se non sarebbe stato meglio predisporre, anziché portarsi la tubazione del sistema di smaltimento in mezzo alla balconata, in corrispondenza della sua fuori uscita dalla muratura di facciata, un adeguato bocchettone di scarico di tipo prefabbricato e, nel caso questo non si fosse adattato alla morfologia della sede muraria in cui si sarebbe dovuto alloggiare, magari realizzarne uno in lastra di piombo, ovviamente con codolo di raccordo di diametro tale da entrare perfettamente nel bicchiere di raccordo munito di guarnizione in modo da garantire la sua perfetta tenuta idrica con quest’ultimo. Troppo complessa questa soluzione, avranno pensato i nostri “geni”, sempre ammesso ma non concesso che lo abbiano effettivamente pensato, poiché per la realizzazione dei suddetti bocchettoni in lastra di piombo si sarebbe dovuto coinvolgere un lattoniere con i cosiddetti “attributi” che però oramai sono diventati molto rari come gli “insetti racchiusi nell’ambra”. Ma per fortuna, anche se sono rari, se ne riesce a trovare ancora qualcuno.

Il settore impermeabilizzativo, sempre più in basso, sempre più in basso, sempre più in basso, sempre più in basso, sempre più in basso, ………………………….

MP

CHE CONSEGUENZE PUO’ AVERE UN IMPROVVISA GIORNATA DI VENTO SU DEI SISTEMI IMPERMEABILI REALIZZATI DA DEGLI INCOMPETENTI (PER NON DIRE DI PEGGIO)

1° Caso – Terrazzo di copertura praticabile che probabilmente soffriva di problematiche infiltrative, su cui per risolverle, come sempre per risparmiare, ha affidato al solito “genio” la realizzazione, in diretta sovrapposizione della pavimentazione originale un nuovo sistema impermeabile costituito da un adoppia membrana bituminosa di cui quella a finire autoprotetta con scaglie di ardesia. A prescindere dal fatto, di non avere demolito la pavimentazione esistente e dopo aver preparato adeguatamente il sistema impermeabile originale, per “saldare” il nuovo sistema impermeabile su quest’ultimo (troppo caro), di non aver trattato le superfici di applicazione con del primer bituminoso e di non avere adeguatamente incassato i suoi risvolti verticali, sotto intonaco (anche in questo caso sempre troppo caro) se notate la prima membrana presenta ancora buona parte del suo polietilene di imballo ancora integro segno questo di una sua non adeguata sfiammatura. Senza contare poi che lo stesso soffriva già in precedenza dei segni evidenti della sua mancata adeguata saldatura alla pavimentazione sottostante, fenomeni di reptazione che interessano ancora la sua partizione un interessata dall’involamento. A prescindere dal fatto che il suo involamento potrebbe essere derivato dalla forza depressiva esercitata dal vento sul sistema impermeabile, considerata la sussistenza di un parapetto in muratura, a mio parere, quella che potrebbe essere stata la principale causa del suo involamento è stato che, in corrispondenza della partizione di perimetro libero della copertura in interesse, non essendo stato perfettamente saldato il sistema impermeabile, come per altro tutto il resto, sul suo bordo esterno, ha dato modo al vento di insinuarsi sotto di questo sino a farne “spallonare” una sua buona parte.

2° Caso – Trattasi della copertura di un volume tecnico. La copertura a falde del fabbricato è stata oggetto di un precedente ripristino generale tramite l’installazione di un nuovo manto di copertura in lastre metalliche, ovviamente, considerato che per la sua installazione vi è stata la necessità di predisporre una nuova sottostruttura lignea per il suo adeguato fissaggio e sostentamento ha fatto si che le lattonerie sottomanto precedenti risultassero non sufficienti per compensare il nuovo spessore del nuovo manto di copertura, pertanto l’installatore a pensato bene di predisporre una nuova lattoneria sottomanto in lastra di rame. Peccato però che questa soffriva di un non adeguato sviluppo di quella sua partizione sottomanto, infatti a causa di questo suo non adeguato sviluppo non è stato possibile fissarla alla partizione muraria perimetrale della soletta di copertura del volume tecnico, pertanto, in questo caso, il “genio installatore” ha pensato bene di fissarla, sulla sua partizione piana, alla partizione verticale della sottostruttura lignea tramite dei bei chiodi da carpentiere in ragione di circa uno ogni 70 cm e di ancorare la sua partizione verticale con tutta una serie di rivetti alle sottostanti nuove lastre di copertura. poi il nostro “super genio” nella consapevolezza che le acque di scolo derivanti dalla copertura del V.T. si sarebbero potute riversare al di sotto della sua nuovo manto di copertura a questo punto ha pensato bene (solo per modo di dire) di sovrapporre al sistema impermeabile esistente una nuova membrana bituminosa e raccordarla a tenuta (si fa per dire) con la sua nuova lattoneria sottomanto. Ecco però che una semplice giornata di vento un po’ più intenso del normale a messo in luce le sue incapacità realizzative. Me secondo voi si è rivolto ad un impermeabilizzatore per posare la nuova e tra l’altro unica membrana? Avrà pensato “perché mai chiamare un impermeabilizzatore per stendere 4 rotoli di guaina quando basta un semplice cannello e un po’ di gas propano” e pertanto alla fine ha fatto tutto lui ed è questo il sottostante risultato risultato.

3° Caso – Trattasi anche in questo caso della copertura di un volume tecnico di una copertura piana di un edifico industriale interessate entrambe da un più recente intervento di ripristino generale. Vista la dimensione dell’intervento di ripristino ritengo che almeno in questo caso questo sia stato affidato ad un impermeabilizzatore, anche se dubito che questo possa essere ritenuto tale considerato le condizioni in cui versa il sistema impermeabile della partizione pina della copertura del fabbricato e considerato quello che è successo a quello realizzato sulla copertura piana del volume tecnico (vedi fotografia sottostante). certo è che la prima membrana a visto da lontanissimo la fiamma di un bruciatore a gas propano dato che si legge ancora benissimo la “marca” del produttore di tale membrana 😂🤣😂🤣😂🤣. Se non si rimuovesse questa sistema partizione di sistema impermeabile la proprietà di questo edificio potrebbe chiedere un contributo pubblicitario al suddetto produttore. 😱😱😱🤣😂🤣😂.

4° e ultimo caso anche se ce ne sarebbero un infinità di altri da trattare – Trattasi della copertura piana di un capannone industriale il cui confinamento idrico è stato realizzato tramite la posa in opera di una stratigrafia coibente costituita da listelli di polistirene espanso preaccoppiati ad una membrana bituminosa, senza neanche l’ombra di una barriera la vapore o per lo meno uno schermo al vapore e la realizzazione di un sovrastante sistema impermeabile costituito da due membrane bituminose di cui quella a finire di tipo autoprotetto con scaglie di ardesia. Considerato che non si vede lontanamente traccia di un collante per l’ancoraggio della suddetta stratigrafia coibente questa è stata ancorata tramite appositi fissaggi meccanici forse con un intensità n° 1 ogni 5 mq. alla faccia della normativa che ne richiede all’incirca n° 1 uno ogni 0,5 mq, forse anche meno ma non ricordandomelo non ho voglia di andare a controllare questo dato (chiedo venia). Bene questo è quello che è successo dopo una giornata di vento intenso. Forza depressiva del vento che a fronte di un vento più che consistente a fatto “spallonare” l’intero sistema termo impermeabilizzativo, fissato “indecentemente” alla sottostante struttura di copertura? Forse. Ma a mio giudizio per provocare tale dissesto potrebbe essere stato anche il vento entrato da un portone aperto che non essendo stati neanche lontanamente sigillati i giunti di accostamento dei tegoli di copertura ha raggiunto la sovrastante stratigrafia termo impermeabilizzativa facendola in parte “spallonare”.

Queste sono purtroppo una delle tantissime realtà che da qualche tempo stanno caratterizzando il settore impermeabilizzativo.

Gravissima realtà per uno come il sottoscritto che operando esclusivamente nel settore impermeabilizzativo da 54 anni ne ha visto prima la sua evoluzione per poi vederne la più che rapida ed esponenziale involuzione .

Che tristezza!

MP

A CERTE DITTE CHE INSTALLANO LE LINEE VITA SU COPERTURE PIANE DITEMI VOI DOVE, IL PIU’ DELLE VOLTE, DOVREMMO MANDARLE…………?

Oramai non passa giorno che mi capiti di essere chiamato per cercare di capire da dove possano derivare certe problematiche infiltrative che caratterizzano delle coperture piane.

Dopo aver verificato le problematiche infiltrative che si evidenziano a livello dell’intradosso della soletta di copertura accedi alla copertura sovrastante e, sorpresa sorpresa, ecco ti capita di vedere. Ancoraggi per linee vita fissate direttamente nella stratigrafia impermeabilizzativa di copertura.

Chiedo lumi alla proprietà per sapere chi è quel “genio” che gli ha montato il sistema di linea vita. Ti chiedono la ragione e a questo punto gli spieghi, anche se quasi sempre non capiscono, che magari per fissare quegli elementi hanno perforato il sistema impermeabile e pertanto le acque si possono infiltrare.

Sapete qual’è, nella maggioranza dei casi, la riposta che ti danno? “Anch’io avevo dei dubbi ma mi hanno detto quelli che la stavano montando che in corrispondenza dei fori, prima di tirare la bulloneria di fissaggio avrebbero messo un bel pò di “Santo Silicone” che avrebbe ripristinato la tenuta idrica del sistema impermeabile”.

No comment, basta l’immagine in anteprima su questo articolo per capire come la penso. Non so voi come la pensiate.

MP

CHE INFLUENZA PUO’ AVERE UN IMPROVVISA GIORNATA DI VENTO IN UN CANTIERE QUANDO SI STA REALIZZANDO UNA CALDANA DI PROTEZIONE O UNA PAVIMENTAZIONE SU UN NUOVO SISTEMA IMPERMEABILE?

In questo caso si tratta di una copertura piana di consistenti dimensioni su cui è stato realizzato un sistema impermeabile di tipo bituminoso. Ad avvenuta realizzazione di circa il 50% della copertura “qualcuno” decide per accelerare il lavoro di provvedere alla realizzazione della caldana di protezione e/o pavimentazione dell’intera superficie impermeabilizzata pertanto provvede alla stesura dell’elemento desolidarizzante (ovviamente in polietilene microforato) e alla rete di armatura (posata direttamente sul suddetto polietilene senza alcun distanziatore in modo tale che venga inglobata nel successivo getto. Per il sottoscritto posata in tale modo non “armerebbe” un beato “tubo”).

Bene, quel “qualcuno”, a fronte di ciò organizza pertanto la “pompa” e il quantitativo di calcestruzzo necessario per il giorno e/o i giorni successivi. Peccato però che no0n aveva fatto i conti che nella notte avrebbe potuto alzarsi del vento, così purtroppo è stato.

Il report fotografico sottostante ne riporta le conseguenze. Si consiglia nel far scorrere le varie fotografie di ascoltare contemporaneamente la famosa canzone di Gian Pieretti “Il vento dell’est” giusto per rilassarsi. 😂🤣😂 https://www.youtube.com/watch?v=kmYKHEksSn0&list=PLusCxb6Dx5Wb0wUWrsBwsYch6v928q5N8&index=157

A parte il fatto che non si rileva in corrispondenza dei risvolti verticali la necessaria predisposizione di un elemento compensativo in modo tale che i movimenti termo dilatativi della suddetta caldana di protezione e/o pavimentazione vadano ad incidere sui questi, provocandone con il tempo la loro lacerazione; in conclusione in questo caso l’eccessivo zelo del suddetto “qualcuno” sicuramente per motivi di tempi di consegna del lavoro, ecc. ecc. si è trovato di fronte alla necessità di dover ricominciare tutto da capo e accollarsi tutti gli oneri di ripristino che ne sono derivati, compreso la revisione di tutto il sistema impermeabile, sperando poi che gli forniva la pompa e il calcestruzzo in betoniera non gli abbia esposto degli ulteriori oneri.

Se quel “qualcuno” avesse tenuto conto di tutti i rischi in cui si sarebbe potuto incorrere forse se, anziché organizzare la realizzazione della totalità di questa lavorazione. l’avesse suddivisa in più fasi, il danno, gli oneri e il ritardo dei tempi di consegna sarebbero stati sicuramente ben minori.

In questo caso valgono i vecchi proverbi ovvero “chi troppo vuole alla fine nulla stringe” e che “la gatta frettolosa fa gattini ciechi”.

MP

PER LA SERIE “HO VISTO COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE NEANCHE IMMAGINARE”

C’era una volta un pozzetto di derivazione elettrica per la motorizzazione di un cancello carraio che per suo sfortuna aveva avuto disgrazia di essere stato predisposto al di sopra del sistema impermeabile di copertura di un box.

Per un discreto periodo di tempo ha svolto egregiamente alla sua funzione poi all’improvviso il box sottostante a cominciato ad essere interessato da delle problematiche infiltrative.

La motorizzazione del cancello si rompe e qualcuno pensa bene di cambiare la suddetta motorizzazione questo qualcuno apre il “povero” pozzetto di ispezione e Dio mio cosa trova? Trova al suo interno dell’acqua stagnante. Cosa gravissima e allora per ovviare a questo inconveniente il “genio” secondo voi come ha pensato di ovviare?

Ovviamente ha trovato la soluzione più ovvia che è stata quella di fare, con un trapano, tutta una serie di buchi nel sottostante sistema impermeabile, magari pensando che più buchi faceva meno era il pericolo che l’acqua ristagnasse ancora.

E voilà il problema è risolto.

Possibile che il “genio” non abbia minimamente pensato che realizzando qui buchi forse avrebbe potuto generare qualche problema infiltrativo, vista la presenza di un sottostante sistema impermeabile.

Possibilissimo, considerato che la stragrande maggioranza delle persone oggi, non pensano e/o ragionano col “c..o”

Sempre peggio, sempre peggio, se siamo arrivati a questo punto non voglio minimamente pensare a cosa vi riserverà il futuro.

MP

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