Arch. Mario Vincenzo Monardo – “LE INFILTRAZIONI NELLE COPERTURE PIANE I DETTAGLI CHE FANNO LA DIFFERENZA”

Come ho già fatto altre volte non posso far altro che ripubblicare su questo blog l’ennesimo articolo scritto dall’Architetto Mario Vincenzo Monardo e pubblicato su “Ingegno-web” e il cui contenuto non posso far altro che condividerlo pienamente, dato che con Lui condivido la non facile battaglia contro  la “CORRETTA DISINFORMAZIONE”.

Buona lettura e soprattutto meditate, meditate…………….

 ABSTRACT

Altro che “Grande Bellezza”. L’Italia o per meglio dire il suo patrimonio edilizio cade a pezzi. Lesioni, crepe, cornicioni e soffitti che cadono, cedimenti di viadotti, scale che scricchiolano. La maggior parte degli edifici sono per lo più vecchi, sprecano tanta energia, necessitano di interventi di manutenzione ma soprattutto fanno acqua da tutte le parti…..

Negli ultimi venti anni, sono aumentate esponenzialmente in edilizia le controversie legali e contrariamente a quello che molti ritengono, sono aumentate in particolare quelle relative agli interventi di impermeabilizzazione. C’è da chiedersi per quale ragione accade tutto ciò. La risposta contempla diverse variabili ma tutte riconducibili per lo più ad un termine che oggi è sempre meno diffuso tra i tecnici e progettisti, la progettazione o per meglio dire la “progettazione del sistema impermeabile”.

Le Corbusier riconosceva alla copertura un ruolo di importanza primaria definendola la “quinta facciata”. Non vi è dubbio che la copertura rappresenti nell’organismo edilizio, l’elemento costruttivo più importante e versatile a livello tecnico, formale oltre che simbolico. Infatti, la copertura rappresenta l’elemento strutturale di completamento di un edifico avente la funzione di fornire protezione agli ambienti sottostanti. La sua forma contribuisce a definire e a caratterizzare la configurazione geometrica dell’edificio ed allo stesso tempo garantisce altre funzioni quali l’isolamento termico, il convogliamento ed il deflusso delle acque meteoriche verso i pluviali di scarico.

ANAMNESI E PROGETTAZIONE

La storia delle impermeabilizzazioni è antichissima ed è strettamente legata alla primaria necessità dell’uomo di proteggersi dalle acque meteoriche al punto di poterlo definire il primo vero “impermeabilizzatore” della storia.

Le coperture piane o a “terrazza”, così definite perché anticamente venivano ricoperte di terra, rappresentano la parte di edificio che più di ogni altra è caratterizzata dall’esposizione agli agenti atmosferici e conseguentemente alla possibilità di infiltrazioni e danni.

La copertura è un organismo complesso dove l’impermeabilizzazione deve essere ben progettata e l’elevato numero di contenziosi dimostra che l’errore più comune che viene commesso sta nella scelta di un prodotto invece che nella corretta progettazione del sistema impermeabile!

Una copertura deve essere correttamente progettata e sottoposta ad accurate indagini preliminari soprattutto nel caso di vecchie strutture. Questo iter progettuale può essere definito come una “anamnesi” e non è altro che una indagine che il tecnico/progettista deve svolgere con l’obiettivo di arricchire il quadro delle informazioni utili per il raggiungimento di una corretta analisi preliminare della copertura. Purtroppo, negli interventi di impermeabilizzazione il processo di “anamnesi” e “diagnosi” non viene quasi mai eseguito. Non si persegue un iter diagnostico e progettuale bensì ci si limita ad indicare in modo semplicistico, attraverso documenti sommari e superficiali, il tipo di lavoro da eseguire impiegando determinati prodotti senza valutare correttamente l’aspetto progettuale dell’intervento.

Tutto l’opposto di un vero progetto volto, invece, ad ottenere quelle informazioni tecniche necessarie, desunte da indagini e verifiche preliminari necessarie a fornire valutazioni e indicazioni sulla corretta scelta del sistema impermeabile e sulla tecnica di posa più adeguata.

La superficialità e l’assenza di progettazione nella stragrande maggioranza degli interventi di impermeabilizzazione illustrano perfettamente il perché della crescita esponenziale delle innumerevoli contestazioni che investono il comparto delle impermeabilizzazioni in Italia.

Le cause sono quindi da ricercarsi proprio nell’approccio semplicistico perseguito da molti tecnici, progettisti e, purtroppo, anche da molti applicatori. Non si effettua quasi mai l’anamnesi della struttura da impermeabilizzare. Non si realizzano indagini preliminari sui supporti. Non si progettano i dettagli del sistema impermeabile. Non si descrivono correttamente le lavorazioni da eseguire!!!

Vengono tralasciati aspetti tecnici fondamentali come ad esempio l’umidità del supporto, le pendenze, gli scarichi delle acque meteoriche che secondo le “nuove tendenze progettuali” devono essere ridotti al minimo in numero e sezione oltre che collocati nei punti meno visibili della copertura per non influire sull’estetica della pavimentazione….

LA PROGETTAZIONE DEL SISTEMA IMPERMEABILE

È bene ricordare che il perfetto funzionamento di un sistema impermeabile, oltre che dalle prestazioni tecniche e dalla rispondenza alle specifiche caratteristiche della struttura da impermeabilizzare, dipende soprattutto da tre elementi fondamentali:

– una corretta progettazione;

– una corretta applicazione;

– una corretta manutenzione.

Insomma, si tratta di ciò che un tecnico specializzato definisce “la triade impermeabilizzativa”.

Come già indicato precedentemente la funzione principale della copertura è quella di proteggere gli ambienti sottostanti da pioggia, neve e grandine, vento, sole, oltre quella non meno importante, di smaltire le acque meteoriche. Ed il sistema di smaltimento delle acque meteoriche rappresenta proprio il primo elemento di distinzione tra coperture piane ed inclinate.

Infatti, viene definita copertura piana l’elemento terminale di un edificio la cui pendenza è inferiore o uguale al 5%. La pendenza è variabile, in funzione delle caratteristiche climatiche del luogo e alla tipologia degli elementi costitutivi il manto di copertura. In una copertura piana la superficie svolge la funzione di convogliare e smaltire le acque meteoriche verso gli scarichi (raccolta e smaltimento).

La copertura inclinata è, invece, costituita da uno o più piani con giaciture inclinate superiori al 5% (solitamente comprese tra il 25% e il 45%). Lo smaltimento dell’acqua meteorica su una copertura inclinata è rapido, in relazione al grado di inclinazione della copertura, ma soprattutto è diretto.

Le coperture piane sono le strutture maggiormente sollecitate e quelle, pertanto, più soggette a problemi e rischi di infiltrazione. In particolar modo le superfici rivestite con piastrelle (lastrici solari).

Non meno rischi di infiltrazione offrono le coperture piane impermeabilizzate con membrane bituminose o manti sintetici lasciati a vista.

I fattori di rischio o per meglio dire i dettagli tecnici da verificare per progettare correttamente ed eseguire un intervento “a regola d’arte” al fine di evitare infiltrazioni su coperture piane o terrazze sono diversi. Si tratta di punti critici in cui il sistema impermeabile ed i materiali stessi vengono maggiormente sollecitati oppure dove l’applicazione del sistema non è stata eseguita correttamente ed in modo accurato.

Di seguito si indicano i principali:

  • ambiti sotto soglia;
  • risvolti verticali;
  • scarichi;
  • attraversamenti;
  • giunti;
  • elementi di raccordo con altri edifici;
  • scale e gradini;
  • balaustre e ringhiere;
  • parapetti;
  • canali di gronda;
  • aiuole.

Oltre ai dettagli sopra menzionati vi sono altri elementi tecnici quasi sempre tralasciati sia in fase di progettazione che in fase di esecuzione dei lavori. Non si tratta di particolari costruttivi ma di aspetti tecnici fondamentali legati alla “progettazione del sistema impermeabile”. Fattori che moltissimi progettisti ed applicatori trascurano:

  • preparazione dei supporti (superfici piastrellate, supporti in CLS, ecc);
  • presenza di aree di depressione (ristagni di acqua) sui piani di posa;
  • linee di pendenza inadeguate;
  • sollecitazioni termo-dinamiche (tipologia ed estensione delle strutture portanti);
  • fattori ambientali (temperatura, azioni di gelo/disgelo, neve, ecc);
  • presenza di agenti di degrado (biodeteriogeni);
  • presenza di macchinari;
  • assenza di manutenzione.

Si tratta di aspetti tecnici tralasciati e quasi mai affrontati dai progettisti. Fattori di rischio che si tramutano sempre in problematiche e relativi danni.

Il tema è senza dubbio complesso e riconducibile ad una impreparazione dei progettisti in ambito impermeabilizzativo. Sicuramente manca ad oggi una figura tecnica specializzata nella “progettazione del sistema impermeabile” e la creazione di una nuova figura professionale qualificata potrebbe tramutarsi non solo in una nuova opportunità lavorativa per tanti tecnici ma soprattutto in una maggior tutela per i committenti perseguendo la strada della qualità, al fine di garantire un prodotto ed una prestazione eccellenti.

Arch. Mario Monardo

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Caro Monardo grazie come sempre per le tue “perle di saggezza”

MM/mp

QUESTO E’ IL RISULTATO CHE SI OTTIENE QUANDO LA RICERCA “PERDITE” E LA CONSEGUENTE “RIPARAZIONE” DI UN SISTEMA IMPERMEABILE VIENE AFFIDATA AL SOLITO MANUTENTORE TUTTOLOGO NONCHE’ TUTTOFARE

C’era una volta una copertura piana su cui era stata realizzata una stratigrafia termo impermeabilizzativa di tutto rispetto che per un pò di anni ha garantito la sua perfetta tenuta idrica sino al momento in cui qualcuno non ha cominciato a farci montare sopra alcuni impianti di vario genere o far uscire canne di esalazione diverse. Dopo la strage impiantistica ecco che cominciano ad evidenziarsi le prime problematiche infiltrative.

A questo punto considerata la suddetta strage impiantistica e le conseguenze infiltrative che ne sono derivate qualcuno per tentare di ripristinare la tenuta idrica del sistema termo impermeabilizzativo chiama in soccorso, prima e poi altre numerose volte, i soliti manutentori tuttologi nonché tutto fare dove ognuno di loro oltre ad applicare “pezze” su pezze di membrana bituminosa che, ovviamente, non serve sfiammarla per saldarla su quelle sottostanti si è inventato di tutto e di più per risolvere i problemi infiltrativi. Le problematiche infiltrative continuano a persistere e i report fotografico sottostante rappresenta solo una minima parte dei suddetti interventi di “Chirurgia impermeabilizzativa” 🤣😂🤣😂🤣. Interventi di chirurgia impermeabilizzativa dove però il paziente non può che morire ancor prima dell’intervento 😱😱😱😱😭😭😭😭.

Poi per finire in bellezza guardatevi come hanno raccordato questa tubazione in rame di un impianto di condizionamento che attraversa la soletta. Un vero e proprio capolavoro di “ingegneria impermeabilizzativa”.

A questo punto , presi dalla disperazione su consiglio dell’Amministratore del Condominio decidono di prendersi un tecnico per risolvere queste annose problematiche infiltrative però vorrebbero prima un preventivo sui lavori da farsi. Risposta “Trattandosi in questo caso di “interventi di ripristino impermeabilizzativo” che non possono essere preventivamente espressi né in valore, né, tanto meno, in estensione, e nell’impossibilità di poter quantificare a priori, con sufficiente precisione, i tempi necessari per la loro messa in atto, poiché questi direttamente connessi con situazioni e stati di fatto di cui è impossibile conoscerne preventivamente la consistenza, si provvede, pertanto, indicare i costi orari delle varie maestranze adibite a tale scopo e ad indicarne, solo in via presuntiva, quelle che potrebbero essere le loro probabili quantità“. Apriti cielo e qui si comincia a perdere ore per cercare di far capire che non è possibile essere certi della “spesa” poiché questa non dipenderà sicuramente dal quanto e dal come ripristinerai ma dal fatto che non potrai sapere quanto costerà demolire e abbassare al piano (a mano) tutti i vari ripristini messi in atto in precedenza e senza sapere cosa ci troverai di sotto. Finisci il lavoro e mandi il conto. Di nuovo apriti cielo e qui qualcuno comincia a contestare l’esosità di quanto hai richiesto anche se alla fine sei riuscito attraverso una miriade di problemi esecutivi a risolvere le problematiche infiltrative, d’altronde siamo in ITA…GLIA dove il merito non viene quasi mai riconosciuto come invece vengono sempre riconosciuti gli oneri esposti da quei soggetti che realizzano le “stronzate” e a cui non si chiede mai di rendere conto.

In conclusione quando avete da risolvere qualche problematica infiltrativa non rivolgetevi mai ad un tecnico o ad una ditta “veramente specializzata” in campo impermeabilizzativo ma continuate a rivolgervi, “per risparmiare” ai soliti manutentori tuttologi nonché tutto fare.

Alla fine valgono sempre i famosi proverbi.

Chi più spende meno spende”

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso

MP

ORRORI IMPERMEABILIZZATIVI – ORAMAI SONO DIVENTATI PIU’ DI UNA COSNUETUDINE

Questo è quello che accade a quei soggetti che si comprano la membrana e poi affidano la sua posa ad altri soggetti del tutto più incompetenti di loro che a priori non ne capiscono un beato tubo di sistemi impermeabili, figuriamoci dei loro dettagli.

A questo punto mi piacerebbe sapere, considerato come hanno realizzato i risvolti verticali in corrispondenza dei muretti di confinamento perimetrale, come hanno realizzato i raccordi delle membrane con i bocchettoni di scarico. 😱😱😱😂😭😂👎🏽👎🏽👎🏽

Altra cosa mi piacerebbe sapere a cosa servirebbe l’applicazione di una terza membrana se quello che la dovrebbe applicare è lo stesso soggetto che ha applicato le prime due. 😱😱😱😂🤣😂🤣👎🏽👎🏽👎🏽

Sempre peggio! Poi ci voleva un tecnico esterno per capire quale fossero le cause all’origine della problematiche infiltrative lamentate e per determinare che l’intero sistema impermeabile era stato realizzato col “c..o” e pertanto dovrebbe essere rifatto totalmente magari da qualche soggetto un pò più che competente, senza contare poi che qualche genio su un sistema impermeabile siffatto gli ha fatto anche realizzare sopra una caldana cementizia, ovviamente senza alcun giunto di dilatazione compensativo soprattutto in corrispondenza dei suddetti muretti di confinamento perimetrale.

MP

CHICCE QUOTIDIANE – GIUNTO IMPERMEABILIZZATIVO = COLABRODO

Se qualcuno di voi, in futuro, dovesse avere la necessità di realizzare e/o far realizzare un giunto impermeabilizzativo di tipo piatto che, da subito, non garantisca alcuna tenuta idrica, basta che adotti e/o faccia adottare lo stesso sistema realizzativo con cui è stato realizzato quello riportato nel sottostante report fotografico, 😂🤣😂🤣😭😭😭😱😱😱.

Se poi qualcuno di Voi, nel dubbio che alla fine possa comunque garantire in qualche modo la sua tenuta idrica, avesse la necessità di averi maggiori chiarimenti sulle modalità realizzative affinché questa non sia effettivamente garantita mi chiami pure al telefono che sarò “ben felice” di dargli il mio supporto. 🤣😂🤣😂🤣

MP

C’ERA UNA VOLTA

Ricordate l’articolo che pubblicai nell’ormai lontano 2015 e che riguardava il come si progettava il confinamento idrico dei giunti di accostamento delle varie copertine poste a protezione della partizione sommitale?

C’ERA UNA VOLTA – ATTO 1°

Bene guardate le foto sottostanti che riguardano il come sono stati, di recente confinati i giunti di accostamento delle copertine in cemento prefabbricato poste a protezione di un muro di recinzione in cemento armato a vista.

Questo a significare che forse esiste ancora qualche progettista che sa, come una volta, progettare con dovizia anche i più semplici dettagli. A lui tanto di cappello e un ringraziamento particolare all’Ing. Tito NEGRI che, avendo a che fare da anni con il sottoscritto ha cominciato ad accorgersi di certi dettagli, inviandomi pertanto questa documentazione fotografica.

Alla prossima.

MP

C’ERA UNA VOLTA – COME SI FA A NON ESSERE PIENAMENTE D’ACCORDO

Giorni fa il rappresentante dell’omonima Ditta di Impermeabilizzazioni, il Geom. Di Mauro mi ha inviato su WhatsApp il sottostante messaggio con allegate una serie di fotografie.

Egregio geometra buongiorno, oggi in attesa prima di un sopralluogo ammiro un pezzo di storia costituito da cappa cementizia spessire 25 mm tagliata a riquadri  a protezione del confinamento impermeabilizzativo di copertura solaio box. La riflessione corre alle capacità delle maestranze di allora, fine anni 60, di cui oggi si sono perse le tracce. Oggi l’evoluzione dei materiali avrebbe previsto chissà quale ciclo costituito da almeno 5/6 prodotti ma probabilmente senza riuscire ad ottenere 25 mm di spessore con durata di 50 anni. Cordialmente

Ditemi Voi come si potrebbe dargli torto! A prescindere dalla perdita della sigillatura dei vari giunti di accostamento allora realizzata con del bitume ossidato caldo e la scarsa manutenzione a cui questa pavimentazione è stata sottoposta per il resto si può dire che il “suoi anni li porta ancora bene”. Da notare poi che a livello del canale di gronda esterno si può rilevare che il sistema impermeabile di copertura era ancora di quelli di tipo tradizionale, ovvero costituiti da cartonfeltri e/o feltri di vetro bitumati intercalati tra spalmate di bitume a caldo, in questo caso considerato il suo stato di conservazione si presuppone che quest’ultimo fosse già del tipo ossidato.

C’ERA UNA VOLTA – TERRAZZA 900 ALAJMO

Come ho sempre fatto con tutti quelli che a cui ho chiesto di poter pubblicare i loro commenti e/o “perle di saggezza” anche in questo caso non posso far altro che ringraziare il Geom. Di Mauro per la sua collaborazione, a mio parere, più che proficua.

MP

PAVIMENTAZIONI CARRABILI DI TIPO GALLEGGIANTE – FINALMENTE ANCHE IN ITALIA

Già nel 1991, mentre stavo seguendo le opere impermeabilizzative delle due torri di Via Lorenteggio a Milano, dato che era ancora in costruzione dei tanti un fabbricato la cui copertura era stata destinata a parcheggio, suggerii, sia al Committente, sia al suo studio tecnico, di realizzare una pavimentazione di tipo galleggiante, soluzione già utilizzata in Francia, questa oltre che garantire tutti i suoi pregi avrebbe anche evitato la progressiva ostruzione dei vari sistemi da parte delle concrezioni calcaree derivanti oramai da tutte le pavimentazioni di tipo tradizionale e soprattutto da quelle di tipo industriale.

Purtroppo la mia proposta non fu presa in considerazione. Dopo qualche anno uno dei tecnici del committente interpellandomi per alcuni problemi impermeabilizzativi mi disse “peccato Piccinini di non aver preso allora in considerazione la sua proposta perché, a parte del fatto di dover periodicamente sostituire i sistemi di scarico che non smettono mai di incrostarsi con il calcare, il problema diventa quando abbiamo la necessità di ricercare qualche problematica infiltrativa a livello del sottostante sistema impermeabile e soprattutto quando ci troveremo nella necessità di dover sostituire integralmente la pavimentazione o il sottostante sistema impermeabile con oneri di demolizione certamente non trascurabili. Una cosa è certa è che se dovessimo progettare ancora qualche copertura carrabile destinata a parcheggio la soluzione sarà sicuramente quella di adottare una pavimentazione galleggiante”

Dopo oltre 30 trenta anni, finalmente grazie alla Vetroasfalto produttrice di membrane bituminose che mi ha invitato, ho potuto finalmente vedere de visu la realizzazione di una pavimentazione carrabile di tipo galleggiante a livello della copertura del parcheggio Bisceglie della Metropolitana di Milano .

https://studio.youtube.com/video/i4bvIvMWhM0/edit

https://studio.youtube.com/video/rC_AhN40SpU/edit

https://studio.youtube.com/video/7nEodnMOl5o/edit

https://www.zoontjens.co.uk/products/rooftop-car-parking/pardak110/

Speriamo che dopo 30 anni qualcuno dei progettisti possa finalmente recepire i pregi di questo tipo di soluzione e inserirla finalmente nei suoi progetti

MP

TANTO PER RESTARE SEMPRE SUL TEMA “HO VISTO COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE NEPPURE IMMAGINARE”

Vi ricordate l’articolo che avevo pubblicato nel novembre del 2016 e che riguardava la metodologia di montaggio dei pannelli fotovoltaici.

Bene nulla è cambiato anzi direi che il tutto è peggiorato. In questo caso il “genio” e/o quei “geni” che hanno installato questo impianto fotovoltaico dopo aver tassellato le guide di sostentamento dei pannelli direttamente sul sistema impermeabile realizzato sulle partizioni a falda di una copertura hanno avuto la “genialata” di confinare idricamente i suddetti tasselli con uno dei tanti “Santi”, nella convinzione di aver risolto qualsiasi problema. Infatti quelle specifiche partizioni di copertura adesso sono da considerarsi un colabrodo. La cosa peggiore è il fatto che questa mattina ho fatto vedere le foto ad un soggetto che ripristina da tempo le varie coperture e sapete qual’é stata la sua risposta “hanno sbagliato il tipo di sigillante, se avessero utilizzato il ………….. questo avrebbe garantito la tenuta idrica almeno per due anni”. Pazzesco questo è il livello di professionalità di oggi.

“PER LA SERIE HO VISTO COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE NEPPURE IMMAGINARE”

Scommetto che a nessuno di voi è mai capitato di trovarsi davanti ad un simile stato di fatto, ovvero la predisposizione di elementi di colmo in corrispondenza del compluvio di due falde di copertura.

No comment lascio a Voi ogni altro commento. Comunque, non si potrebbe escludere che quel soggetto che si è inventato questa “geniale” soluzione l’abbia realizzata, “magari” per proteggere il canale di gronda sottostante, sperando che questo ci sia effettivamente, da un suo eventuale intasamento da parte del solito fogliame “volante”, evitando così gli oneri derivanti da una sua obbligatoria pulizia periodica. 😱😱😱😂🤣😂🤣😂🤣

Certo è che oramai non c’è più alcun limite alla fantasia più sfrenata. Se questi, come quelli che continuo a vedere a livello impermeabilizzativo, sono i presupposti per il futuro non posso far altro che augurare buona fortuna alle prossime generazioni di professionisti.

MP

“I SANTI IMPERMEABILIZZANTI DI TIPO CEMENTIZIO” – LA SAGA CONTINUA INESORABILE – UN “AUTOLAVAGGIO” SENZA ASCIUGATURA FINALE

Premesso che appena ho preso visione dello stato di fatto delle problematiche infiltrative ho esclamato “C…o” ma questo è un vero e proprio “autolavaggio” a cui manca solo l’asciugatura finale. Battuta questa non troppo felice e a cui la proprietà ha reagito, d’altronde ne aveva ben donde, solo con un mezzo sorriso ironico.

Dopo aver preso visione del report fotografico sottostante ditemi se non avevo ragione.

Trattasi comunque di un corpo box interrato inserito tra tre ville residenziali e la cui copertura pavimentata è stata destinata ad area conviviale.

Come avrete potuto già notare su una partizione della copertura in interesse è stata realizzata per accedere alla villa centrale una “fantasmagorica” scalinata tutta rivestita in pietra lapidea di pregio.

Di fronte ad un simile delirio infiltrativo quale sarebbe stata la vostra prima conclusione? La mia è stata “c…o la copertura non sarà stata mica per caso impermeabilizzata con uno dei tanti “Santi” spalmabili scazzuolabili, pennellabili, rullabili, spruzzabili, ecc. ecc.”! Considerato che la proprietà non ne sapeva alcunché a questo punto si è deciso di effettuare alcuni sondaggi ispettivi. Tolta una prima piastrella ecco cosa è apparso, sorpresa delle sorprese, un “bellissimo” sistema impermeabile di tipo cementizio con interposta la sua “bella” rete di armatura.

Ovviamente le varie stratigrafie murarie sottostanti sono risultate totalmente sature d’acqua. Considerata poi l’insistenza sulla copertura della suddetta “fantasmagorica” scalinata si è messo in atto anche su questa un sondaggio ispettivo e anche in questo caso si è avuta un’ulteriore sorpresa, ovvero che la sua sottostante sottostruttura non era stata interessata da alcun tipo di sistema impermeabile. Probabilmente qualcuno, considerato che la sua sottostruttura era stata realizzata in c.a., ha pensato che non servisse impermeabilizzarla e magari pensando anche che a questa funzione avrebbe anche sopperito il suo rivestimento in pietra lapidea con i suoi giunti di accostamento adeguatamente sigillati 😱😱😱😱😱🤣😂🤣😂. Adesso provate ad indovinare dove sarebbero andate a finire le acque di filtrazione derivanti della suddetta scalinata? Forse direttamente nel massetto di pendenza su cui era stato realizzato il suddetto sistema impermeabile di tipo cementizio, vanificando del tutto, ammesso ma non concesso che questo fosse anche in grado di garantire la sua tenuta idrica.

Poi per finire in bellezza chi ha progettato, realizzato e supervisionato la messa in atto di questo sistema impermeabile ha pensato anche che questo non avrebbe dovuto proseguire anche al di sotto del suo contorno perimetrale in pietra lapidea e pertanto ha preferito interromperlo in corrispondenza del suo bordo interno.

Lo so che i sostenitori e che mi considerano un detrattore di questi sistemi impermeabili a questo punto solleveranno tutta serie di eccezioni tra le quali il fatto che a livello della pavimentazione e conseguentemente sul sottostante massetto di pendenza non siano stati creati degli adeguati giunti di dilatazione / compensazione o che il sistema impermeabile in interesse sia stato realizzato da soggetti del tutto incompetenti e su questo potrei anche essere d’accordo, ma nonostante tutto ciò resta comunque il fatto inconfutabile che quello che, alla fine, come nella stragrande maggioranza dei casi, resta con il “cerino” in mano è l’utilizzatore finale, considerato che i responsabili alla fine si sono dissolti tutti nell’aria. Utilizzatore finale che in questo caso si troverà nell’assoluta necessità di ricominciare tutto da capo con un esborso di sicuro non poco conto, considerato che tra terrazzo, scalinate e parti interrate siamo palando di più di 350 mq.

Buona fine Pasquetta.

MP