ERRORI O ORRORI PROGETTUALI – Siamo alle solite.

Alcuni giorni fa mi è arrivato lo stralcio di una descrizione dei lavori riguardante il ripristino impermeabilizzativo di alcuni balconi.

“Demolizione totale delle piastrelle di pavimento e del relativo sottofondo, sino alla strato impermeabile”.

Qualcuno ha fatto un sondaggio ispettivo per verificare se i balconi oggetto di ripristino sono effettivamente interessati da un sistema impermeabile e di che tipo sia? Se i balconi hanno + di 40 anni è quasi più che probabile che non ve ne sia alcuno.

“Poi accurata pulizia a flessibile dei tratti terminali dei montanti dei parapetti in ferro per asportare la ruggine e successivo loro trattamento di bonifica, applicando a pennello un idoneo passivente (Mapefer)”.

Dopo aver pulito i loro tratti terminali con il flessibile ed averli bonificati con il “Mapefer” come si pensa di riconfinare idricamente il loro raccordo con il suddetto sistema impermeabile, sempre che esista? Forse con il successivo strato impermeabile in “Mapelastic” e in che modo?

Quindi, controllo dell’impermeabilizzazione della soletta (sempre che esista) e suo potenziamento eventuale e successiva posa di sottofondo in sabbia e cemento con verifica pendenze di espluvio e formazione successiva su esso, di uno strato impermeabile in Mapelastic con risvolto a guscia perimetrale (o altro materiale similare), dato a due mani distanziate, con interposta rete di nylon”

“Potenziamento” di un sistema impermeabile? Qualcuno di voi mi sa dire cosa significa “potenziare” un sistema impermeabile, visto che nella mia lunga vita professionale, inquesto specifico campo, non ne ho mai sentito parlare? Ma se non sai che tipo di sistema impermeabile sia (sempre ammesso che esista) in che modo lo puoi “potenziare”? Lasci la scelta della modalità all’Impresa che appalterà i lavori?

Qualche altro piccolo particolare e/o dettaglio rimasto forse o nella tastiera del computer o nella mente di chi ha redatto questa descrizione dei lavori.

Ma invece che pulire i tratti terminali dei montanti dei parapetti in ferro, che sicuramente saranno immurati nella soletta e fuoriescono a livello impermeabilizzativo, non era forse meglio portare il loro fissaggio sulla partizione frontale del balcone? Oramai questo sistema di sostentamento è diventato una modalità più che usuale, considerato che i montanti dei parapetti infissi e/o fissati alla soletta dei balconi e/o dei terrazzi, dopo breve tenpo avranno dei problemi di tenuta indrica in corrispondenza del loro raccordo con i vari sistemi impermeabili.

Se il sistema impermeabile di tenuta sarà quello realizzato con uno dei tanti “Santi” matariali elasto cementizi, perchè mai, in questo caso, i suoi risvolti verticali non è stato previsto di incassarli debitamente sotto intonaco come per qualsiasi altro tipo di sistema impermeabile?

Ma le acque derivanti dai due sistemi impermeabili dove andranno a scaricare? Forse direttamente sulla partizione frontale dei balconi, considerato che sembrerebbe, oltretutto, non essere stata prevista alcuna copertina in pietra lapidea fornita di adeguato gocciolatoio? Il gocciolatoio della suddetta copertina provvede ad allontanare dalle suddette partizioni frontali, solo quelle superficiali della pavimentazione e quelle invece dei due sistemi impermeabili sottostanti, dove finiranno? Forse sulle partizioni frontali dei balconi provocandone il loro consegunte degrado architettonico e strutturale ?

Questa purtroppo nella oramai maggior parte dei casi è la realtà progettuale di oggi che se poi è abbinata all’incompetenza delle imprese e delle relative maestranze il risultato non potrà che essere un “disastro” infiltrativo con tutte le conseguenze di degrado architettonico e strutturale che ne potranno derivare.

OH MEIN GOTT

MP

LETTERA APERTA A FRANCESCO UCINI – ONESTA’ INTELLETTUALE

Esimio Francesco Ucini, a parte il fatto che mi sarei aspettato da Lei, giusto per onestà intellettuale, almeno un gazie dopo aver pubblicato un articolo sul mio blog con il quale le chiedevo scusa ufficialmente e pubblicamente per le ragioni riportate nel suddetto articolo.

Sapere non è tutto, l’onestà intellettuale (ad esempio) fa di te un essere umano migliore. Lo dice la scienza – La chiave per la conoscenza è essere sufficientemente coraggiosi da dire “ho sbagliato”

A parte il fatto che essere intelletualmente onesti non dovrebbe essere un lusso e che chiedere “scusa” dovrebbe essere invece una prerogativa di tutti coloro che hanno un anche un minimo di educazione e/o comportamento civile, che certo non caratterizza quel soggetto, che forse Lei dovrebbe ben conoscere e che ha pubblicato su un social un post di questo genere.

Poi c’è il sacro profeta, il chirurgo delle mie gonadi, che parla ìl latìno senza conoscerlo, anche l’aramaico antico, racconta sempre le solite quattro cose e alla fine ci crede solo lui a ciò che dìce, ma ha un sito da quattro vìsite al mese, che a lui bastano. Le ultime normative che si ricorda risalgono alla Bibbìa. Si sa, questo capìta, quando i neuroni sono danneggiati dall’aver assaggiato il bitume negli ultimi cinquant’anni per vedere se è buono. I canì sono onnivori e mangiano di tutto, anche il bitume, poi arriva I’Alzheimer, e si vede.”

Nel frattempo, i cani pisciano le ruote delle auto. Chi nasce leone muore leone. Chi nasce cane muore cane, sciolto. Anche senza pelliccia.

Quanto sopra fa indubbiamente riferimento al sottoscritto, comunque, niente di male poichè il sottoscritto ha sicuramente le spalle larghe per sopporatre e/o accettare simili commenti che purtroppo derivano da un senso di invidia più che represso e che poi considerata la sua palese diseducazione non gli permette di chiedere “scusa”. Comunque niente di male, il sottoscritto continua a sopravvivere anche senza le sue scuse.

La ragione per cui ho ritardato nel pubblicare questa “lettera aperta” a Lei, sta nel fatto che ho voluto aspettare il risultato delle visualizzazioni del precedente articolo con il quale le ho porto le mie scuse. Bene ad oggi, le visualizzazioni del suddetto articolo sono state circa 4.1oo. Non male per un cane sciolto i cui articoli, secondo qualcuno, vengo letti a mala pena 4 volte al mese.

Quella sottostante rappresenta la planimetria del mondo su cui sono riportate tutte le nazioni in cui vengono letti i miei articoli.

Non male vero, adesso mi aspetterei però almeno un suo grazie per averle dato così tanta visibilità.

Un cordiale saluto e ancora le mi scuse per la ragione riportata nel mio precedente articolo

Mario Piccinini

QUANDO “PER LA FRETTA ALLA FINE SI PARTORISCONO I GATTINI CIECHI”

Realizzazione di una nuova stratigrafia di copertura, barriera al vapore, pannello coibente in poliuretano espanso, e doppia membrana bituminosa di cui quella a finire autoprotetta con scaglie di ardesia.

Sicuramente bella da vedersi alla fine e che sembra, ai più, essere stata anche realizzata “bene”.

Però a seguito di un accurato suo controllo ecco che vengono a galla le solite “magagne” che caratterizzano i lavori fatti con la fretta.

Siamo alla solite non si capisce la ragione perchè alla fine non si asporta l’autoprotezione dalle sovrapposizioni di sormonto e per la fretta non si sfiamma sufficientemente la membrana che, come potrete ben vedere, si vede ancora in buona parte ancora del tutto intonso il politene di imballo.

Sempre le stesse “stronzate” realizzative. Il problema è che conosco da decenni l’applicatore che ha realizzato questa statigrafia di copertura. Ha anche lavorato alcuni anni nella mia azienda ed allora era considerato uno dei pochi “Califfi” nel realizzare sistemi impermeabili con le membrane bituminose.

Però in questa occasione si è fregato da solo. Chissà quanti altri sistemi impermeabili ha realizzato in siffatto modo? Il fatto è che, in questo caso, ma non negli altri, ha forse trovato qualcuno più attento e che sicuramente capisce qualche cosa dei sistemi impermeabilizzativi e di come questi vanno effettivamente realizzati.

E adesso, direte voi? Adesso caro applicatore

Sperando che il committente ti permetta di mettere al posto il tutto anziché ripristinare il tutto applicando una nuova membrana autoprotetta, ovviamente dopo aver rimosso la totalità dell’autoprotezione da quella attualmente esistente.

MP

SCUSE UFFICIALI DA PARTE DEL SOTTOSCRITTO NEI CONFRONTI DEL PATOLOGO FRANCESCO UCINI

A seguito della pubblicazione del mio ultimo articolo sul mio profilo Facebook mi sono ritrovato il sottostante commento postatomi da Francesco Ucini

Francesco Ucini

Piccinini Mario la prossima volta ti chiedo di citare la fonte. La foto del difetto lungo il serramento e i relativi rilievi sono miei e sono pubblicati sulla pagina di Patologie Edilizie sul mio profilo personale. Grazie, un saluto

La mia risposta è stata la seguente.

Piccinini Mario

Chiedo umilmente scusa ma le foto me le ha girate il proprietario dell’impresa che dovrebbe fare l’intervento di ripristino. Se avessi saputo che era un tuo intervento mi sarei guardato bene dal pubblicare le foto o in alternativa ti avrei citato sicuramente. Poi ero all’oscuro che tu li avessi pubblicati sul tuo profilo personale di Patologie Edilizie poichè come tu dovresti ben sapere non ho più la possibilità di accesso a questo gruppo di “Patologi”.

Considerato che il suddetto articolo è stato pubblicato anche su Linkedin e su altri social a questo punto mi è sembrato doveroso scusarmi ufficialmente con Lui e se a qualcuno di quelli che leggono i miei articoli, che per “qualcuno” non sono più di quattro a settimana, può interessare l’intero post di Francesco Ucini pubblicato sul suo profilo personale della pagina “Patologie Edilizie” gli consiglio di andarselo a leggere perchè, conoscendolo, sarà sicuramente interessante.

Esimio Francesco Ucini

Per non essermi informato prima dell’effettiva provenienza del report fotografico inviatomi, come riportato nell’articolo, da un Impresario edile

Mario Piccinini

CON RIFERIMENTO ALL’ARTICOLO PRECEDENTE – ECCO LA PROVA PROVATA

A seguito della pubblicazione dell’articolo precedente

Un impresario edile, a dimostrazione del fatto che confinare un ambito sottosoglia risvoltando e saldando un sistema impermeabile a livello della partizione frontale della soglia di una porta finestra alla fine non garantisce alcuna tenuta idrica, mi ha inviato il sottostante report fotografico. Figuriamoci poi, se questa metologia realizzativa anzichè essere messa in atto a livello di una soglia in pietra lapidea viene messa in atto a livello del profilo di base di un serramento ligneo con la pavimentazione esterna che gli va in sovrapposizione, così il tutto è sicuramente, per la proprietà del terrazzo, più “figo architettonicamente”

Sicuramente dal punto di vista architettonico della proprietà è una

Ma dal punto di vista realizzativo e della tenuta idrica è

Pertanto alla fine

MP

INFILTRAZIONI DA AMBITI SOTTO SOGLIA- Perchè, perchè, perchè……… continuare a gettare soldi nel “cesso” senza risolvere il problema quando lo si poteva risolvere con un semplice ripristino puntuale.

Terrazzo di copertura praticabile che soffriva du una problematica infiltrativa derivante da un anbito sotto soglia di una porta finestra di accesso. Il genio di turno anzichè limitarsi a metter in atto un intervento di ripristino in concomitanza del suddetto ambito sottosoglia, tipo quello riportato in un articolo di questo mio blog, ha pensato bene, invece, di reimpermeabilizzare tutto il terrazzo

Guardate bene invece il genio di turno come ha risolto il problema infiltrativo reimpermeabilizzando tutto il terrazzo.

Si è limitato a rempermeabilizzare solo la partizioni piane lasciando perdere i suoi risvolti verticali. Ma secondo voi prima di applicare le nuove membrane bituminose al sistema impermeabile sottostante si è preoccupato di prepararlo preventivamente tramite sua preventiva sfiammatura scazzuolatura e livellamento, preoccupandosi di realizzare della saldature a scalare in corrispondenza del suo raccorodo con i rivolti verticali?

Poi non pago di questa genialata cosa fa il nostro genio a livello di una colonna passante la soletta di copertura. Ovviamente fascia con della membrana la base della suddetta colonna pluviale. Mi piacerebbe sapere come a fatto a saldare la suddetta fascia di membrana a livello di queslla partizione di colonna pluviale condinante con la facciata del fabbricato e a raccordarla a tenuta con i suddetti risvolti verticali.

E adesso andiamo al più bello ovvero come il genio ha risolto il problema del confinamento idrico degli ambiti sotto soglia. Ovviamente ha scelto il modo più semplice che è stato quello di risvoltare e “appiccicare” la membrana bituminoso sulla partizione frontale delle soglie porte finestre.

Poi, forse perchè, gli è venuto qualche dubbio di tenuta a livello della spallette porte finestre a questo punto ha pensato bene di utilizzare un bel pò di “SANTO SILICONE” quello che come ben sapete pone rimedio sempre a tutto. 😂😭😂😭

Mannaggia poi abbiamo il problema che la soglia entrando nel rivestimento della spallette potrebbe canalizzare le acque meteroche che riescono a raggiungerla al di là del confinamento idrico dell’ambito sotto soglia e allola giù ancora un bel pò di “SANTO SILICONE”

Piccolo particolare ma le acque che filtrano nell’interspazio esistente tra le guide delle tapparelle e il rivestimento delle spallette dove andrà a finire? Per tutto il resto.

Purtroppo questa è la realtà quotidiana a livello impermeabilizzativo.

MP

PER LA SERIE – SONO SEMPRE I DETTAGLI CHE CONTANO

Fabbricato ristrutturato qualche anno fa, compreso i suoi balconi di facciata. Non so se questi sono stati impermeabilizzati o con che cosa. Il fatto sta che come potete vedere la loro partizione frontale sta subendo un significativo degrado. Indovinate dove? In corrispondenza dei giunti di accostamento dei contorni perimetrali in pietra lapidea e in corrispondenza degli elementi di ancoraggio del loro parapetto in acciaio, giustamente ancorati alla suddetta partizione frontale. Anche in questo caso i suddetti fenomeni di degrado si sarebbero potuti evitare.

Sarebbe bastato confinare idricamente i suddetti giunti di accostamento amcziché con della boicca cementizia adottando la metodologia riportata nel suddetto dettaglio.

Per quanto riguarda invece l’ancoraggio sulla loro partizione frontale del parapetto in acciaio sarebbe bastato dare un minimo di pendenza verso l’esterno dell’elemento di raccordo con il loro frontale. Vedi dettaglio sottostante, lasciando perdere quello che è il sistema con cui faccio ripristinare, dalla nasciata dei sistemi impermeabili elasto cementizio la tenuta idrica, idrica dei balconi non superiori ai 10 mq.

Maledetti dettagli alla fine sono sempre loro che ti fregano.

MP

LA GENIALITA’ VINCE CONTRO OGNI LOGICA

Oramai la genialità progettuale sta superando ogni limite. La logica purtroppo sta soccombendo rispetto all’aspetto estetico ed alla incapacità progettuali e costruttive

Ingresso pedonale per l’accesso ad un fabbricato di recente costruzione. Ovviamente per renderlo più “figo” il progettista a deciso di coprirlo con una struttura in acciaio e le solite lastre di plexiglas ovviamente termoformate e opaline (ancor piu “figo”). Ovviamente per il sostentamento della struttura ha previsto la realizzazione, per il suo confinamento laterale e per dividerlo dal giardino circostante, due muretti in c.a.. Ovviamente perchè il calcestruzzo a vista era da considerarsi “orribile” ha pensato di finire le loro facciate interne con un intonaco e successivo rivestimento architettonico e di proteggere la loro partizione estradossale con una copertina in pietra lapidea. Dopo poco tempo la suddetta finitura architettonica ha cominciato ad essere interessata da dei fenomi di degrado in corrispondenza dei “pilastri” realizzati a sotegno della suddetta copertura. Guardatevi il dettaglio di come è stato realizzato il sistema di appoggio e ancoraggio dei suddetti “pilastri” e gioite, provando anche ad indovinare da cosa potrebbe derivare il suddetto degrado.

Ma la genialità non sta solo in questo perché accortosi dell’errore, non vorrei però che invece fosse stato un dettaglio di progetto, che permetteva all’acqua di ristagnare in quegli assurdi incavi creatisi nelle copertine di pietra lapidea, a questo punto ha pensato bene di realizzare delle forometrie nel calcestruzzo per far scolare la suddetta acqua, davanti e dietro. Provate ora ad immaginare dove andava a finire quall’acqua?

Come potete ben vedere alla fine la genialità e senza limiti

MP

SE LA REALIZZAZIONE ODIERNA DEI SISTEMI IMPERMEABILI E’ QUESTA NON VOGLIO PENSARE A QUELLA CHE SARA’ IN FUTURO

Due giorni fa sono andato a fare un sopralluogo e ovviamente non trovando un paccheggio in strada sono entrato in un parcheggio multi piano la cui copertura era stata appena ripristinata e per la solita mia deformazione professionale mi è caduto l’occhio su tutta una serie di dettagli che mi hanno fatto ovviamente venire il “voltastomaco”.

Innanzitutto risvolti verticali a vista e non protetti da alcun intonaco di protezione e realizzati con un unica membrana e in alcuni casi applicati direttamente su dell’intonaco in avanzato stato di degrado. Ma secondo voi le acque meteoriche che arriveranno a dilavare le partizioni delle murature di facciata superiori dove, in parte, andranno a finire se son dietro i suddetti risvolti verticali.

Il limite superiore di una parte dei suddetti risvolti verticali è invece stata protetta con la solita lattoneria, soprannominata la “banda del sole” ma che io da sempre denomino la “banda dei mandarini” ovvero quelle che vengono applicate direttamente sugli intonaci con confinamento idrico del loro limite superiore tramite riporto del solito “Santo Sigillante Siliconico”. Metodologia di confinamento idrico che da sempre aborro dato che a seguito dalle polverizzazione superficiale di qualsiasi tipologia di stratigrafia muraria alla fine dopo breve tempo il suddetto sigillante siliconico si distacca vanificando la sua funzionalità; se poi la partizione di intonaco superiore risulta in avanzato stato di degradato, ditemi voi a che cosa servirà la suddetta “banda dei mandarini” e i risvolti verticali realizzati direttamente su un tale tipo di intonaco.

Infatti eccovene un esempio alcune partizioni della suddetta “banda dei mandarini” è gia stata interessata da fenomeni di distacco anche perchè il suo fissaggio è stato realizzato troppo distanziato, infatti questa tipologia di profili di lattineria dovrebbero essere ancorati con un fisaggio in ragione di n° 1 ogni 50 cm. massimo, onde evitare che le loro dilatazioni termiche non le facciano “spanciare” e conseguentemente “staccarsi” dalla muratura. Cosa che già sta avvenendo in questo caso. Poi in questo caso specifico ho riscontrato anche che i risvolti verticali, relizzati con unica membrana bituminosa, si stanno già dissaldando dalla sottostante stratigrafia muraria. Guarda caso. Secondo voi il distacco deriva dalla insufficiente sfiammatura della membrana o dal stato di poverizzazione superficiale di cui soffrivano gli intinaci di finitura su sono stati realizzati? Io sono convinto che si tratta di entrambe le ragioni.

Per accedere ai piani inferiori c’è poi una scala esterna. Guardatevi come è stato raccordato il nuovo sistema impermeabile alla suddetta scala e commentatevolo da soli. Io inizio ad avere un vuoto allo stomaco rivedendo questa documentazione fotografica.

Adesso viene il bello. Secondo voi quando all’interno di un fioriera insiste un palo di illiminazione fissato alla soletta di copertura come si fa a confinarlo idricamente? Ovviamente la soluzione più logica è quella, per gli “Inetti”, di rivistire il palo con della guaina bituminosa sino alla quota delle murature di confinamento perimetrale della suddetta fioriera.

Che dire poi del sistema adottato per il passaggio dei cavidotti attraverso il sistema impermeabile. Stessa metodologia adottata per il suddetto palo di illuminazione. Chissà se le acque meteoriche riusciranno a filtrare direttamente nella soletta di copertura? Magari quando si accorgeranno che le problematiche infiltrative potrebbero derivare da questo cavidotto, sicuramente ovvieranno al problema confinando idricamente il suo imbocco con della “Santa” schiuma poliuretanica e/o con il solito “Santo” sigillante siliconico.

Cari Voi se questa una delle tante realtà che caratterizzano il mondo della realizzazione dei sistemi impermeabili non voglio neanche pensare a quello che sarà il futuro. Intanto io continuerò ad insistere che alla fine sono i dettagli che contano e di cui nella maggior parte dei casi non si tiene in alcun conto.

Anche in questo caso ha da valere una parte del testo di una canzone di Lucio Dalla ovvero “testa dura, testa di rapa”.

MP

OPERE DI LATTONERIA – Il degno erede di Ioele Francesco che a mio modesto parere è stato uno dei migliori lattonieri di una volta rimasti sulla piazza di Milano

Purtroppo Ioele Francesco della Ditta ALMA è scomparso lo scorso anno e con lui se ne andato quello che, ovviamente a mio presonale parere è stato uno dei pochi lattonieri di vecchio stampo capace di realizzare delle vere e proprie opere di lattoneria anche “architettoniche”. Fortunatamente, per lui, è riuscito ad allevarsi un degno erede che oltre che lavorare per “soldi” lavora anche perchè amando il proprio “mestiere” in manira quasi manicale lo porta a realizzare con la massima cura anche il più piccolo dei dettagli. Cosa che oggi, con la frenesia che caratterizza questo periodo, non è certo poca cosa.

Rivestimento di un canale di gronda il lastra di rame
Tattoneria in lastra di rame a protezione di una modanatura architettonica.

Ringrazio ARTAN degno erede di Ioele Francesco per aver condiviso con il sottoscritto questo report fotografico, anche se so che è molto restio a fare dei report fotografici dei suoi lavori e soprattutto condividerli con altri.

Comunque se qualcuno di coloro che si leggeranno questo articolo dovesse avere bisogno del suo operato il suo cellulare è +39 328 7372907

MP

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