LA “SANTA POLIUREA” COLPISCE ANCORA ðŸ˜±ðŸ˜±ðŸ˜±

Tralasciando di entrare nel merito della cura riservata alla risoluzione dei dettagli di questo terrazzo di copertura abbastanza complesso che la dice lunga sull’incapacità tecnica che contraddistingue la Ditta e/0 il soggetto che ha realizzato il sistema impermeabile (vedasi sottostante report fotografico di alcuni dei suddetti dettagli).

Considerato che questo non è ancora stato ultimato e pertanto essendo ancora soggetto alla solita garanzia decennale nell’impossibilità di mettere in atto qualsiasi verifica oggettiva per non incorrere nel rischio di vedersela annullare per manomissione da parte di terzi si è provveduto al semplice collaudo idrico con fluoresceina di un esigua zona della sua sola partizione piana. Questo è stato il risultato, anche se a mio parere quello che, alla fine, sta garantendo la tenuta idrica probabilmente è la membrana bituminosa realizzata provvisoriamente e direttamente sulla soletta di copertura per poter proseguire le varie sottostanti lavorazioni in attesa di poter realizzare quella sarebbe dovuta essere la stratigrafia termo impermeabilizzativa definitiva.

Adesso a prescindere dalla tipologia di sistema impermeabile, mi chiedo e vi chiedo non sarebbe ora di finirla una volta per tutte di continuare a permettere a degli incapaci di operare in un settore così “delicato” e complesso come quello delle impermeabilizzazioni?

MP

LA “SANTA MITICA POLIUREA” COLPISCE ANCORA – COMMENTO DI ROBERTO MADORNO

A prescindere dal fatto che devo ancora capire la ragione di come mai il mio precedente articolo, sempre su questo argomento, su Linkedin sia arrivato sino ad ora solo a 111 visualizzazioni quanto la maggior parte degli altri articoli superino abbondantemente le 1.500. Si vede che probabilmente questo argomento non interessa nonostante l’adozione di questo sistema impermeabile stia crescendo a dismisura.  Precisato ciò a questo punto non posso fare a meno, anche se qualcuno di Voi ha già potuto leggerlo direttamente sul mio blog, di pubblicare il commento del “mitico” Roberto Madorno che, come sempre, oltre che centrare perfettamente il problema, rispecchia, a mio giudizio, una sacrosanta verità.

“Nessuna cura nella progettazione delle finiture dei dettagli, nessuna cura nella scelta del modulo elastico del polimero e la sua durezza shore a patto che sappiano di quali strumenti ci controllo dei materiali anche in cantiere parlo (+ carrabile = meno allungamento a rottura). Siamo di fronte all’arte di spruzzare qualcosa con una macchina ed una tuta da ghost busters, un film di fantascienza dove il biglietto lo paghi alla fine ma con un mutuo. Ho lavorato con il Baytek, con i poliaspartici della Bayer, ho costruito machine di spruzzo in Italia che superavano i problemi delle gusmer, binks e graco e le ho vendute in Germania e Svizzera a decine e ancora oggi le usano ….. circa 25 anni fa nel campo petrolchimico dove entri se dimostri che i tuoi lavori sono perfetti e durano, dunque so di cosa parlo. La tecnologia dei poliaspartici – poliurie e poliuretani ibridi sono diventati “Santi” xchè risentono dalla incompetenza che cresce esponenzialmente senza fermarsi da molti anni. In questo paese chiunque spruzza ed applica qualsiasi cosa senza un minimo di percorso di qualifica accreditato da un ente super partes. Persino i saldatori devono seguire un percorso di studi ed ottenere il patentino controllato da ACCREDIA …… perché non è cosi per gli impermeabilizzatori??? Soltanto percorsi formativi basati su un interesse di marketing, marchi produttivi ed interessi per la vendita …… la serietà di una formazione con crediti formativi alla Cetto la Qualunque.
Credo che i bravi dell poliuree in Italia ci siano ma si contano sulle ditte di una mano di un povero cristiano che ha perso almeno 2 dita sul posto di lavoro.”

 

Roberto Madorno

Grazie come sempre Roberto, per le tue perle di verità e saggezza.

MP

LA “SANTA MITICA POLIUREA” COLPISCE ANCORA

Si tratta del corsello di accesso ai box del piano terra e a copertura di quello di accesso a quelli del piano interrato. Ovviamente a seguito della problematiche infiltrative che si evidenziavano sulla parte intradossale della sua soletta ha pensato bene, anche per problemi di risparmio, di ripristinare la sua tenuta idrica applicando sulla pavimentazione esistente la nostra mitica “Santa Poliurea” ovviamente con finitura carrabile.

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Ovviamente la sua applicazione è stata interrotta in corrispondenza della pavimentazione dell’accesso pedonale. Adesso Vi chiedo ma le acque di imbibizione del sottofondo di allettamento di quest’ultima non hanno forse la possibilità di propagarsi al di sotto della nostra mitica “Santa Poliurea” vanificando in quell’ambito la sua presupposta tenuta idrica?

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Vogliamo parlare poi del suo raccordo con i grigliati a protezione dei vani di aerazione che fa acqua solo a guardarlo!

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Vogliamo poi parlare anche del suo raccordo con gli elementi a pavimento in cui scorrono le serrande di chiusura dei vari box. Ammesso ma non concesso che tale raccordo possa anche solo lontanamente la sua tenuta idrica, vi chiedo ma le acque meteoriche di stravento e/o quelle semplicemente di rimbalzo che riescono a raggiungere tali elementi, secondo Voi dove finiscono?

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Ma la nostra suddetta “mitica” non ha forse capacità elastiche tali da compensare qualsiasi sollecitazione termo dilatativa? Qualcuno di Voi ma soprattutto quelli che continuano a metterla su un piedistallo mi sa spiegare, da una parte, la sussistenza di queste fessurazioni e dall’altra di queste craterizzazioni?

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Poi per finire in bellezza secondo Voi questo genio e/o geni cosa si sono inventati per evitare (io direi “solo per limitare”) il degrado strutturale delle partizioni frontali dei vani di aerazione derivante dallo scolo della acque meteoriche? Un bel profilo di lattoneria il cui raccordo a tenuta con le suddette partizioni frontali è stato ottenuto con un’altro mitico Santo, il “Santo Silicone”.

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Bene il risultato di questo “meraviglioso” ma soprattutto “parsimonioso” intervento di ripristino è questo.

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Volete sapere le ragioni per cui i danni sottostanti sono così limitati? La prima è che “sotto” è ancora presente il sistema impermeabile originale e la seconda è che fortunatamente la soletta  è di cemento armato pieno che, pertanto, si sa che alla fine è da considerarsi, di per se stessa, quasi del tutto impermeabile, salvo in corrispondenza delle sue forometrie di passaggio e/o dei suoi fenomeni microfessurativi.

Sembra che qualcuno per risolvere “finalmente” le problematiche infiltrative lamentate abbia proposto di applicare nuovamente della “Santa Poliurea” in sovrapposizione di quella esistente.

No comment, comunque auguri alla committenza ma soprattutto a quel qualcuno.

MP

P.S.: ma quanto denaro occorre buttare nel cesso prima che qualcuno capisca che alla fine in queste occasioni chi “più spende meno spende”

 

 

 

 

 

 

 

PER LA SERIE “FINALMENTE UN PO’ DI VERITA’ IN QUESTO SETTORE IN PERENNE DECADENZA”

Come ben sapete, vedi esempi precedenti, non ho mai disdegnato di pubblicare su questo mio blog, articoli, post, ecc. predisposti da altri professionisti di questo specifico settore e che io non possa condividere in toto soprattutto se riguardano esperienze e problemi di carattere tecnico o, come in questo caso, se servono a fare chiarezza su certe verità il più delle volte sottaciute e/o non giustamente evidenziate.

Ho ricevuto dall’Arch. Mario Monardo l’anteprima di un suo post che pubblicherà prossimamente  sui suoi social. Avendone condiviso totalmente il contenuto, a questo punto, gli ho chiesto se potevo ripubblicarlo sul mio blog, avendone ricevuto il permesso eccovelo, forse in anteprima, nella sue versione integrale.

“Negli ultimi anni si sono diffusi sul mercato edilizio dei nuovi sistemi definiti desolidarizzanti ed impermeabilizzanti, specifici per supporti problematici quali terrazzi, balconi e superfici orizzontali di qualsiasi dimensione. Sistemi che, secondo quanto descritto nelle pubblicità e nelle schede tecniche, possono essere utilizzati su un massetto nuovo senza prevedere i giunti di frazionamento prima della posa del rivestimento ceramico o su superfici già piastrellate che però presentano problemi di impermeabilizzazione e fessurazioni per la mancanza ad esempio dei giunti.

Ebbene, tali sistemi, proposti a progettisti, applicatori, rivenditori, vengono descritti e dipinti come la panacea di tutti i problemi impermeabilizzativi di qualsiasi copertura piana.

Come scrivo sempre nei post e come spiego nei miei seminari… LEGGETE ATTENTAMENTE E PIU’ VOLTE LA SCHEDA TECNICA E IL DOP DI CIO’ CHE VI VIENE PROPOSTO….

Questi prodotti sono dei sistemi impermeabili?

Fino a che percentuale di umidità del supporto posso applicarli? Nella stragrande maggioranza delle schede tecniche di questi sistemi non si parla di umidità residua del supporto.

Utilizzando questi sistemi posso evitare di eseguire i giunti sulla nuova piastrellatura?

Che tipo di collante devo utilizzare per la posa del nuovo rivestimento ceramico? Ecc….

Ricordando sempre che ….la conoscenza rende liberi….

Saluti

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Testi e foto Architetto Mario Vincenzo Monardo
Copyright ©2020 – Tutti i diritti riservati all’autore
Vietata ogni riproduzione anche parziale”

Un sentito ringraziamento all’Architetto Monardo per avermi dato questa opportunità e che sappia che, quando vorrà, ci sarà sempre “posto” sul mio blog per i suoi articoli e/o post a patto però che io ne condivida il loro contenuto (eh,eh,eh,eh………)

MP

 

“SANTI IMPERMEABILIZZANTI DI TIPO CEMENTIZIO” – ORAMAI SONO DA CONSIDERARSI UN VERA E PROPRIA PANDEMIA

Terrazzo di copertura praticabile più che datato ed esente da problematiche infiltrative salvo che dal canale di gronda esterno, per altro cassate, qualche anno fa, a seguito di un corretto ed adeguato ripristino del suo sistema impermeabile. Giorni fa mi arriva la richiesta per effettuare un sopralluogo al fine di prendere visione di alcune nuove problematiche infiltrative evidenziatesi a seguito del suo ripristino effettuato nel corso di quello generale dell’unità abitativa a cui questo è direttamente connesso. Insieme alla suddetta richiesta mi mandano in allegato anche due fotografie, “concesse” dalla Direzione Lavori e che “mostrano” la metodologia utilizzata per il suo ripristino, ovvero applicazione sulla pavimentazione esistente di uno dei tanti “Santi Impermeabilizzanti di tipo cementizio” con tanto di armatura e con la speranza che, considerato che a Milano è un botto di tempo che non piove, la suddetta pavimentazione  al momento della sua applicazione fosse a tal punto asciutta da non innescare futuri problemi di “idrolisi alcalina”.

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Bene guardatevi bene come sono stati realizzati i suoi risvolti verticali e come sono stati confinati idricamente gli ambiti sotto soglia e ditemi se già così come può garantire la tenuta idrica questo sistema impermeabile  .

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Stessa cosa dicasi per il risvolti verticali realizzati a livello del parapetto esterno in muratura. Senza contare poi la modalità con cui potrebbe essere stato realizzato il raccordo tra questo sistema impermeabile e quello del canale di gronda di tipo bituminoso.

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Scommettiamo che la tenuta idrica è ancora garantita, come allora, dal sottostante sistema impermeabile originale!

Al momento del mio primo sopralluogo, qualche hanno fa, avevo segnalato, anche in una mia successiva relazione che, se non si fosse provveduto ai necessari ripristini, si sarebbero potute evidenziare delle problematiche infiltrative derivanti, sia dal dissesto che caratterizzava alcune della spallette laterali in pietra lapidea delle porte finestre, sia dal raccordo tra le due e sia dalle guide delle tapparelle.

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Scommettiamo che le problematiche infiltrative lamentate attualmente alla fine risulteranno corrispondere alla zona di insistenza della porte finestre e che la tenuta idrica del terrazzo continuerà ad essere garantita dal sottostante sistema impermeabile originale.

Dettagli, maledetti dettagli, alla fine sono sempre loro che “contano” se non li risolvi, questo a prescindere dal sistema impermeabile che realizzi, soprattutto poi se è uno di quelli di tipo spalmabile, pennellabile, scazzuolabile, rullabile, ecc., ecc..

MP

PER LA SERIE HO VISTO COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE NEPPURE IMMAGINARE – CHICCA QUOTIDIANA GIUNTA OR ORA

Trattasi di un terrazzo di copertura praticabile da 30 mq. interessato, poco tempo fa da un intervento di ripristino generale che purtroppo da subito è stato interessato da delle problematiche infiltrative. Le cui cause sono state ascritte dall’Impresa (per modo di dire) all’esigua dimensione del sistema di scarico. Per risolvere il problema a questo punto ha pensato di sostituire il suddetto sistema di scarico con uno di maggior dimensione (si fa per dire), pertanto provvede:

  1. Alla demolizione partizione della pavimentazione in cui era alloggiato il precedente sistema di scarico. Già le lacerazioni presenti sul sottostante sistema impermeabile la dicono lunga sulla modalità con cui è stata demolitaCattura6
  2. viene demolita una partizione del sistema impermeabile sottostante e la mancata saldatura tra le due membrane bituminose, anche in questo caso la dice lunga sul come questo sia stato realizzato. Si notino anche gli esegui suoi margini perimetrali che sicuramente impediranno il successivo adeguato ripristino della sua continuità.
  3. viene creato un bello scasso nella soletta sottostante, soprattutto lineare e debitamente riquadrato per l’alloggiamento della nuova tubazione di scarico sub orizzontale. Scasso che poi viene trattato con uno dei tanti “Santi” impermeabilizzanti per evitare che le acque di scolo che continuano ad arrivare dalla canalina di testa possano filtrare nell’unità abitativa sottostante (pia illusione)Cattura5
  4. si scassa la muratura di facciata per intercettare la colonna fognaria in cui inserire la nuova braga di raccordo per il nuovo sistema di scarico, ovviamente non lasciando alcun margine del sistema impermeabile esistente per poi poter ripristinare la sua continuitàCattura7
  5. in prossimità della canalina di scolo di testa si amplia lo scasso per poter alloggiare il nuovo bocchettone di scarico, creando al suo interno un bello “scivolo in sabbia e cemento per convogliare le acque della canalina verso l’imbocco del nuovo bocchettone. .Cattura2
  6. a questo punto si procede all’installazione della nuova tubazione sub orizzontale e del nuovo bocchettone di scarico di quelli in neoprene, ovviamente a scarico verticale, pertanto considerata che la ciabatta di raccordo risulterebbe ovviamente di impiccio la si rifila in altezza in modo che resti all’interno della quota dello scasso di alloggiamento. Dopo di che si raccorda il tutto con il sistema impermeabile esistente.Cattura4Cattura1

A questo punto “tutto a posto” penserete! E’ no cari miei perché il “genio della lampada” forse preso da qualche dubbio, ma non credo, per maggior sicurezza decide di applicare a livello dell’imbocco un bel po di “Santo” impermeabilizzante, architettonicamente di colore rosso.

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Che ne dite non è un vero e proprio lavoro da artista? E’ vero che è da considerarsi sicuramente un colpo di genio a tutti gli effetti? Ma secondo voi un simile intervento di ripristino è in grado di garantire la sua tenuta idrica?

Pazzesco ma chi cavolo sono questi soggetti che riescono ad inventarsi simili “s……e” realizzative?

Certo è che dopo una lunga pausa a causa, sia del nuovo intervento chirurgico, sia delle conseguenze derivanti da una bella bronchite (non mi faccio mancare proprio niente) si ricomincia proprio alla grande.

MP

LA “SANTA” POLIUREA DECRETA LA MORTE DEI SISTEMI IMPERMEABILI DI TIPO BITUMINOSO.

“Viaggiando” su internet, casualmente, mi sono “imbattuto”  in qualche cosa che mi ha lasciato letteralmente basito. Leggete un po’.

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Certo è che i risultati sono come quelli raffigurati nel report fotografico sotto sottostante dobbiamo sicuramente stare tranquilli. Mi piacerebbe poi sapere come risolvono tutta quella serie di dettagli direttamente connessi con una copertura e che puoi risolvere solo quando utilizzi un sistema impermeabile di tipo bituminoso e qui ne potrei elencare un’infinità. Non parliamo poi se si tratta di terrazzi di copertura praticabili o del loro ripristino. “Cari signori” (mi riferisco a coloro hanno pubblicato un’ignominia del genere) purtroppo per voi neppure il più potente dei “veleni” ucciderà i sistemi impermeabili bituminosi, anche se in “Ita…glia” i produttori di membrane bituminose e un buon numero di “applicatori” ci stanno provando, inutilmente, già da anni.

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Poliurea

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Premesso che ogni tipo di materiale ha la sua specifica destinazione e che non può, essere utilizzato per risolvere qualsiasi cosa, compreso i sistemi impermeabili di tipo bituminoso, il sottoscritto continuerà, comunque, nella sua politica. Ovvero quello di assegnare ad ogni tipo di materiale il suo specifico compito, in base a quelle che sono le varie necessità operative e soprattutto costruttive. Per il resto “Spesso nella vita non sono le persone a darti ragione ma il tempo”, pertanto per ora mi siedo sulla riva del fiume ad aspettare e se vedrò il cadavere del mio nemico passare a questo punto vorrà dire che, da una parte,  qualcuno mi sarà grato per avergli risparmiato disagi, sofferenze e soprattutto denaro, e dall’altra, che mi sentirò soprattutto a posto moralmente con me stesso e con la mia coscienza.

MP

P.S.: quanto sopra vale anche per tutti gli altri “Santi” di tipo spalmabile, rullabile, scazzuolabile, pennellabile, spruzzabile, ecc. ecc.

FINALMENTE UN PO’ DI VERITA’ SUI “SANTI” IN QUESTO SETTORE IN PERENNE DECADENZA

Qualche giorno fa, via e-mail, ho inviato ad alcuni professionisti con cui condivido buona parte delle mie esperienze, la copia di una sentenza che a parte tutta una serie di assurdità a scapito di chi aveva subito il danno (ripristino della copertura di un corsello accesso box tramite l’utilizzo di uno dei molteplici “Santi”), ha manlevato il produttore del materiale utilizzato per la realizzazione del nuovo sistema impermeabile, da ogni responsabilità, nonostante tramite i suoi tecnici/commerciali/venditori abbia fornito all’Impresa esecutrice, alla Direzione Lavori e all’impermeabilizzatore, la soluzione, i materiali da utilizzare, i dettagli esecutivi e di tutto e di più. Non solo il produttore è stato manlevato da ogni responsabilità in quanto solo mero fornitore dei materiali ma ha ricevuto il ristoro delle spese legali da parte di coloro che lo avevano chiamato in causa compreso il committente dei lavori. Stante così le cose, a questo punto questi potranno continuare imperterriti a produrre e vendere il loro “fumo” a discapito di tutti coloro che continueranno a fidarsi delle loro “chiacchere”.

Quella sottostante, ovviamente emendata,  Ã¨ la risposta, dopo aver letto la sentenza, di Roberto Madorno che non posso che condividerne il contenuto in toto.

“Si che l’ho letto Mario.

……. ha parecchi problemi con queste guaine cementizie, anzi. Tutti quanti hanno problemi con queste guaine cementizie.

Esiste soltanto un polimero in emulsione in grado di fare un formulato efficiente ma costa 3,5 al kg (materia prima) contro €0,95 del polimeri che attualmente utilizzano. 

Il problema è il degrado della membrana a causa della idrolisi alcalina e non intendo quella alcalinità apportata da un massetto di calce o cemento ma la idorlisi alcalina endogena. Il cemento, si sa da oltre 50 anni di ricerche, continua a cedere ioni calcio per molti anni dopo l’indurimento a 28 gg, gli stessi ioni calcio positivi che aiutano a far si che i ferri di armatura vengano protetti dall’ossidazione, certo che questa cessione tende a calare sopratutto se l’atmosfera è intrisa di gas acidi come ii CO2 o piogge acide (argomento riconosciuto da tutti). Il problema che dentro queste membrane, una volte che sono asciutte, il cemento comunque continua lentamente a cedere ioni calcio che sono fortemente alcalini e questa alcalinità degrada quasi tutti i tipi di polimeri, vedi infatti l’esempio della soda caustica usata in campo industriale e/o artigianale per asportare vecchie vernici (da sola con acqua o in miscela di cloruro di metilene ed alcole benzoico ben gelatinizzati per far si che il gel non faccia evaporare velocemente il solvente in aria prima di sciogliere la vernice interagendo con la soda caustica).

Nel lontano 1994 furono i tedeschi a venir fuori con queste trovate, poi gli austriaci, sembrava una magia caspita “il cemento che diventa elastico” ma anche loro dopo qualche mese hanno avuto problemi.

C’è soltanto una emulsione polimerica in grado di supportare questo degrado endogeno e contemporaneamente essere compatibile con il cemento e si produce soltanto in Giappone e ti ripeto costa il triplo rispetto a quello che ….., ……. e tanti atri stanno distribuendo da decenni.

Tutti lavorano con matrici di emulsioni a base di SBS e non va bene, a parte il fatto che se non le proteggi dal sole queste matrici durano ancora meno di quello che si verifica con il degrado di idrolisi alcalina endogena. Queste membrane a base di SBS assorbono molta acqua e la trattengono e cosi gli ioni calcio escono più velocemente, i chimici non possono non sapere queste cose, il problema è la mancanza di esperienza, mettono dei ragazzini neolaureati anche con 110 e lodi ma senza esperienza e poi bisogna conoscere sia la chimica organica che inorganica e del cemento altrimenti non ne vieni fuori.

É pacifico che una guaina BP di 4 mm di spessore e sopratutto di buona qualità non può essere comparata con un sistema impermeabile elasto cementizio da 1 o più mm di spessore. La differenza però come ben sai sta nelle geometrie complesse dove gli artigiani guainisti che dovrebbero imparare a fare le geometrie di taglio non sanno come farle o non le fanno perché comporta troppo tempo.

Io mi sono laureato e mentre studiavo lavoravo per mantenermi e lo facevo facendo resine per pavimenti sportivi, spruzzando elastomeri e applicando guaine di tutti i tipi e saldando persino con ultrasuoni oltre che con il cannello, cavoli quante scottature all’inizio ma investivo molto tempo nella preparazione dei tagli per gli angoli concavi e convessi, i tubi, ecc. 

Sia la ……. che la ….. che la ….. e tanti altri hanno avuto l’opportunità di fare le cose fatte bene all’epoca del prof ……… (un caro amico) ma non hanno accettato la proposta perché il polimero era fuori mercato, un mercato che avevano costruito loro con il loro intendimento da mediocri.

Certo che ho letto e condivido, una abnorme paraculata.

Roberto Madorno”

Grazie Roberto per le tue più che preziose “perle di verità”

MP

PROPOSTA PER L’ASSEGNAZIONE DI UN PREMIO “NOBEL”

Dopo aver preso visione della documentazione fotografica inviatami da un professionista con cui collaboro ritengo che il soggetto che ha installato alcuni impianti di condizionamento su una copertura, a falda, in tegole marsigliesi sia da proporre per l’assegnazione di un premio “Nobel” per aver “inventato” questa nuova metodologia di installazione, che però, “forse“, dovrebbe essere ancora maggiormente affinata poiché sembra avere qualche problema di tenuta idrica. In questo caso specifico la fa da padrone il “Santo” nastro adesivo.

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Che dire poi della metodologia utilizzata per il raccordo del palo di sostegno delle antenne televisive, sempre con lo stesso manto di copertura in tegole marsigliesi. Un bel secchio di malta cementizia con successiva applicazione di qualche “pennellata” di uno dei soliti “Santi” di tipo spalmabile, pennellabile, rullabile, spruzzabile, scazzuolabile, ecc.

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Pazzesco!

MP

 

 

 

 

 

 

C’ERA UNA VOLTA – OMICIDIO PREMEDITATO DI UN SISTEMA IMPERMEABILE QUASI ETERNO – SUA CRONISTORIA

Questo articolo che non è  altro che il proseguo di quello precedente è solo per denunciare quello che il sottoscritto alla fine ritiene l'”omicidio premeditato” di un sistema impermeabile che se pur settantasettenne era ancora in grado di “vivere” e di svolgere alla propria funzione impermeabilizzativa per altrettanti anni. Come potete notare dall’immagine in evidenza il perimetro libero del terrazzo in interesse è confinato da un parapetto metallico e da tutta una sfilza di vasi. Le acque che arrivavano ad interessare il terrazzo venivano smaltite tramite un apposito canale di gronda in lastra di rame che interessava per tutta la sua lunghezza la sua partizione frontale. La ragione per cui si è provveduto anche alla demolizione di una parte della pavimentazione e del relativo sottostante sistema impermeabile in lastra di rame è derivata dalla necessità di ripristinare il degrado murario che interessava il suddetto frontale di gronda. Degrado che a parere del sottoscritto era da ricondursi alla tracimazione della acque di scolo del suddetto canale di gronda, per assenza di adeguati troppo pieni e per mancanza di sua adeguata assidua pulizia dal fogliame caduco derivante dalle innumerevoli piante presenti nei suddetti vasi. Secondo Voi considerata la disposizione dei vasi e delle relative piante qualcuno ha mai pensato di pulire periodicamente il canale di gronda?

4(1)Bene considerato che il canale di gronda era del tutto indipendente dal sistema di copertura, secondo voi a qualcuno è vento in mente che per ripristinare la partizione frontale del terrazzo sarebbe bastato rimuovere il canale di gronda, mettere in atto i necessari ripristini murari per poi o rimontare lo stesso canale di gronda debitamente revisionato  e dotato di nuovi troppo pieni e/o rimontarne uno del tutto nuovo anch’esso dotato di adeguati troppo pieni? Certamente no poiché se così fosse non avrebbe fatto demolire parte della pavimentazione e del sottostante sistema impermeabile in lastra di rame.

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Alla fine si invece preferito demolire anche una partizione sia di pavimentazione che di sistema impermeabile in lastra di rame che nonostante la sua età sarebbe stato in grado  di garantire ancora per lunghissimo tempo la sua tenuta idrica.

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Interpellato, all’istante, Ioele il “Mitico Lattoniere” questo mi ha però subito rassicurato, che con molta pazienza si sarebbe potuta ripristinare la continuità di tenuta idrica provvedendo alla posa nella stessa modalità di nuovi elementi, sempre in lastra di rame, e dopo aver accuratamente rimosso ogni traccia di materiale cementizio e di ossidazione dalla parte terminale di quello esistente si sarebbe potuto risaldare il tutto nuovamente a stagno. Bene concludevo quell’articolo con la speranza che a qualcuno non venisse in mente di utilizzare per quel ripristino uno dei tanti “Santi” spalmabili, scazzuolabili, rullabili, pennellabili, spruzzabili, ecc. ecc.. poiché sarebbe stato un vero peccato. Volete sapere come è finita? Hanno montato sì dei nuovi elementi in lastra di rame. Secondo Voi della stessa larghezza di quelli esistenti e con  giunte di sormonto graffate e saldate a stagno? Col cavolo! Poi volete sapere come hanno risolto il problema della tenuta idrica tra le nuove lastre di rame e quelle esistenti? Semplice hanno “pestato” ben bene le graffature di sormonto di quelle esistenti, si sono guardati bene dal pulire e riportare al “vivo” il rame della loro partizione terminale e sul raccordo ci hanno poi riportato sopra una bella “quintalata” di sigillante siliconico, pure di colore bianco, il che è tutto un poema.

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Quanto terrà un simile obbrobrio? Sicuramente ben poco! Per fortuna tutto il terrazzo è totalmente protetto da un’altra copertura, speriamo però che a questo punto non lo lavino spesso con la canna dell’acqua.

Roba da far rivoltare nella tomba che aveva eseguito a suo tempo questo lavoro.

MP

 

 

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